Ora l'«esagerato» Baz Luhrmann scende nel Bronx

Lo scenario è quello di New York alla fine degli anni '70, quando si consumava un'autentica rivoluzione estetica e sociale ad anticipare il clima del decennio successivo. Ma questa volta non sono né SoHo né il Village a riflettere i cambiamenti, bensì il Bronx, allora tassativamente vietato ai bianchi e quelle tensioni da cui nacquero e si svilupparono le controculture di allora.

Era il tempo della Street Art selvaggia e trasgressiva, prima che si irregimentasse nelle grandi gallerie Downtown; della Disco Music esplosa sulle ceneri del funky e in rapida mutazione verso l'hip hop, una forma più politica in cui il verso si faceva tenzone. Già tutto questo materiale umano basterebbe a mettere su un racconto ipertrofico ed esaltante: la base per la nuova serie Netflix The Get Down per ora in sei episodi, creati dal talento straordinario e bulimico di Baz Luhrmann.

Il regista di Romeo + Juliet, Moulin Rouge!, The Great Gatsby è certamente l'autore contemporaneo capace di rinverdire i fasti del musical attraverso un genere completamente inventato, basato sul pastiche, sulla commistione linguistica, sulla potenza adrenalinica dei nevrotici movimenti di macchina, sull'utilizzo diegetico della colonna sonora. Nelle inquadrature e nelle sequenze di Luhrmann non si sa che cosa guardare tra le innumerevoli cose che compaiono, tra i dettagli curatissimi, le decine e decine di personaggi che si susseguono. Siamo ancora in pieno cinema postmoderno nei cui confronti davvero non si hanno mezze misure, o lo si ama o lo si detesta. E infatti il direttore australiano risulta essere uno dei più discussi e visionari di oggi, qualità che gli riconosciamo pure al limite dell'insopportabilità.

Produzione con budget record per le serie tv, oltre 120 milioni di dollari, The Get Down mescola La febbre del sabato sera a Fame, West Side Story ai gang movie degli anni '70. La vicenda del pilot, vero e proprio film di un'ora e mezzo diretto dallo stesso Luhrmann, che nei successivi episodi viene affiancato da Stephen Adly Guirgis, inscena la vita difficile di un gruppo di neri e portoricani con la passione del ballo e della musica; in mezzo la classica storia d'amore, le aspettative per diventare una star, gli scontri tra bande rivali, la droga, la corruzione politica e, soprattutto, il mondo dell'arte di strada. Il tutto è davvero divertente ed eccitante ma, come sempre in Luhrmann davvero too much.

Rispetto ad altre fiction recenti che hanno avuto come protagonista la musica, in particolare Vinyl, il maggior merito di The Get Down sta nell'aver raccontato una storia poco battuta e di averle attribuito un ruolo chiave nella cultura recente. Certo, il doppiaggio in italiano penalizza le parti «rappate» che dovrebbero essere seguite in versione originale.