Ora l’Europa abbassa i toni: nessuna critica a Roma

ACCOMODANTI «Sui respingimenti c’è stata solo una richiesta di informazioni»

RomaLa pietra sopra ce la mette il portavoce della Commissione Ue, Johannes Laitenberger. «Non vedo la necessità di portare avanti polemiche e speriamo che la questione si possa considerare chiusa», dice.
La questione che ha provocato la dura reazione del premier Silvio Berlusconi da Danzica riguarda dichiarazioni di un altro portavoce sui respingimenti degli immigrati. Per il Cavaliere sono state strumentalizzate in chiave critica, come un monito all’Italia. Tutto un «malinteso», assicura Laitenberger, ma ormai «la situazione è stata chiarita» da entrambe le parti e «non ci sono ulteriori polemiche». A provocare le tensioni tra Palazzo Chigi e Bruxelles è stata «una richiesta di informazioni che è stata interpretata come un segno di critica, cosa che invece non è», sottolinea il portavoce.
È stato il commissario europeo alla Giustizia, Jacques Barrot, che all’inizio dell’estate ha chiesto all’Italia informazioni sui respingimenti in mare dei clandestini. Il governo, ricorda ora Barrot, «ha due mesi per rispondere». E aggiunge: «Non ho, in coscienza, niente da rimproverarmi». Anche per il vicepresidente della Commissione Ue, la questione sembra chiusa e non entra nella polemica sul ruolo dei portavoce sollevata da Berlusconi, chiedendo interventi del vertice del governo europeo e non di commissari o loro rappresentanti. «Noi siamo nel nostro ruolo», taglia corto Barrot. Un altro vicepresidente, Antonio Tajani, raccomanda: «Non si devono strumentalizzare le vicende a fini di politica interna. L’Ue ha avuto un atteggiamento neutro nei confronti dell’Italia e invito i giornalisti a non travisarne le parole da neutre a parole di critica».
A Laitenberger qualche giornalista chiede se le dichiarazioni del Cavaliere (sulla possibilità che l’Italia blocchi il Consiglio europeo se la Commissione non farà tacere i propri portavoce), abbiano intimidito i diretti interessati. Lui nega, ricordando che la Commissione è un organo collegiale. Di Barroso ricorda che è un «sostenitore intransigente» delle prerogative delle istituzioni Ue.
Proprio lui e il suo portavoce, per il ministro degli Esteri Franco Frattini, dovrebbero «assumere un più forte coordinamento verso i mezzi di informazione». Per il numero uno della Farnesina le strumentalizzazioni sono delle opposizioni, sempre pronte a «innescare polemiche domestiche». Ora il Pd dice che si vuole mettere il bavaglio all’Ue e per Frattini è proprio questo atteggiamento a giustificare le parole del premier. «Se non si tirasse sempre per la giacchetta, ora l’Ue, ora l’Onu, ora l’Alto commissariato per i rifugiati per sterili polemiche interne, non ci sarebbe bisogno dei richiami di Berlusconi». Anche Martin Schulz, capogruppo dei Socialisti e Democratici all’europarlamento, accusa il premier di dimostrare un profondo anti-europeismo, ma Frattini avverte: «È il capo di un partito politico della sinistra e noi abbiamo un’opposizione della sinistra».
Gli attacchi dal Pd non sono mancati neanche ieri, con Massimo D’Alema («Le dichiarazioni di Berlusconi hanno creato sconcerto e stupore a Bruxelles, al di là delle smentite ufficiali») e Piero Fassino in testa («Un atto di arroganza e una gaffe al tempo stesso»). E qualche spunto isolato di polemica resiste a Bruxelles. Il presidente di turno dell’Ecofin, Anders Borg, a nome della presidenza Ue auspica che «la Commissione europea continui a rispondere alle domande in maniera completa e trasparente». E al suo fianco il commissario agli Affari economici, Joaquin Almunia, fa una battuta: «Anche in italiano». Poi scherza con i giornalisti che lo stuzzicano: «A quale presidente devo chiedere il permesso di parlare?».