Ora l’Iit «coltiva» la pelle naturale per curare gli ustionati

Da una cellula è possibile «allevare» metri quadrati di epidermide nuova e sana

(...) sta riacquistando quota e credibilità a livello nazionale e internazionale. L’Iit salva la pelle e la salva a se stesso. E non è un caso se dopo un lungo periodo di ombra, l’istituto sta risorgendo proprio grazie al nuovo impulso che arriva da un governo che tre anni prima lo aveva di fatto tenuto a battesimo. Sono passati solo tre mesi eppure sembrano lontanissimi i tempi in cui da Roma arrivavano più intralci che aiuti al lavoro dell’istituto. E sembra si possa ripartire da quel giorno in cui Sandro Biasotti fece firmare a Silvio Berlusconi, proprio a Genova, un impegno per il Terzo valico e l’Iit. Le elezioni, regionali e politiche, cambiarono poi le cose, anche per il centro di eccellenza genovese.
Ora invece si parla di brevetti all’avanguardia nel corso di un convegno in calendario fino al 30 luglio a Sestri Levante. Tra i temi che saranno affrontati da ricercatori e scienziati c’è quello relativo alla pelle umana replicata su speciali supporti. Spiegano dall’Iit. «Basta una sola cellula epiteliale dal donatore ustionato, che, innestata su uno speciale reticolo, e trattata opportunamente e in ambiente idoneo, si replica all’infinito, creando metri quadrati di pelle umana pronta per essere innestata allo stesso donatore, senza i problemi e le complicazioni del rigetto e dei prelievi di pelle che vengono eseguiti oggi nel capo della chirurgia per curare i grandi ustionati». Secondo i ricercatori di Iit basterebbero pochi giorni per avere, da una sola cellula, quattro metri quadrati di pelle umana «coltivata» in laboratorio. Un «vestito» di riserva per chi è vittima di incendi e incidenti. Poi c’è RobotCub, titolo del progetto nel campo dell’intelligenza artificiale. L’innovazione, coperta da brevetto, è l’aver reso possibile la sensorizzazione di superfici curve. In sostanza la pelle artificiale, applicata a robot o protesi, potrà avere sensazioni tattili molto simili a quelle umane. Tutti risultati che, sarà anche una combinazione, ma sono stati raggiunti in questi mesi, con il supporto del governo che segue da vicino l’attività della sede genovese dell’Iit e degli altri nove poli collegati e dislocati tra Milano e Napoli. Una rete di laboratori di ricerca che ha nella palazzo di Morego a Genova, dove lavorano oltre 230 scienziati, il nucleo centrale, il maggiore centro di ricerca in Europa in materia di nanotecnologie, robotica, neuroscienze e ricerca farmacologica. Tanto che sta attirando i migliori cervelli del mondo, come i due ricercatori statunitensi che hanno scelto l’Istituto tecnologico di Genova, per portare avanti esperimenti di primissimo piano. Che si inverta la tendenza di considerare la ricerca scientifica poco meritevole di fondi e aiuti pubblici consistenti?
«Nei confronti di altri Paesi che stanziano miliardi di euro siamo ancora lontani - avvertono dall’Iit -. Tuttavia - aggiungono - i cento milioni di euro che giungono dallo Stato oggi consentono di guardare la futuro con fiducia e cominciare ad impostare attività “a regime” in tutti i settori di ricerca». In questo senso i nove brevetti internazionali acquisiti e le oltre cento pubblicazioni internazionali ottenute sembrano confermare l’apertura di una stagione di rinascita per l’Istituto italiano di tecnologia.