Ora l’Italia ha un problema in più: il Ghana ha ritrovato la via del gol

I primi avversari degli azzurri, guidati da Appiah ed Essien, hanno battuto 3 a 1 la Corea. Usa più forti che nel 2002. I cechi recuperano Koller

Riccardo Signori

Il Ghana fa gol. Per l’Italia potrebbe essere una cattiva notizia. Ma, suvvia, se le Black Star, così li chiamano in Africa, ci fanno tremare meglio restare a casa. Il Ghana sarà la prima avversaria degli azzurri ai mondiali (12 giugno a Hannover) e ieri ha suonato il campanello d’allarme. Se la Repubblica Ceca non se la passa male, gli americani hanno già messo il quartier generale ad Amburgo e sono tutto uno sventolare di folklore, le stelle nere ieri hanno messo a punto il motore ad Edimburgo, in Scozia, rifilando tre gol alla Corea (3-1), spolverando subito il pedigree dei loro campioni: Asamoah, la punta tutto guizzi del Modena, Muntari, l’armadione dell’Udinese, ed Essien, il mister 38 milioni di Abramovich, hanno messo firma e dimostrato che un po’ di ritiro non fa mai male.
Il Ghana, infatti, dopo aver segnato quattro reti alla Giamaica è stato rinchiuso per una settimana in un centro del benessere e della salute dalle parti di Leicester. E il risultato si è visto: niente telefonini, niente stampa, dieta rigida, poche distrazioni ed ecco la squadra bella e pronta a graffiare i figli della luna, che poi sarebbero gli italiani. Quasi, quasi, c’è da dar ragione a Radomir Dujokjovic, il ct loro che, la settimana scorsa, ha rischiato di essere cacciato per aver detto: «La mancanza di disciplina è il più grande problema degli africani neri del calcio». Nel Ghana e dintorni hanno urlato: dagli al razzista! E Dujkovic ha avuto un bel spiegare per evitarsi il marchio d’infamia. Ma chi abbia frequentato gli africani in genere nello sport, non solo quelli del calcio, sa che c’era molto realismo e ben poco razzismo nelle parole del tecnico. È bastata una cura, diciamo ricostituente, per rimettere in forma e in rotta la squadra che se l’è passata davvero male in coppa d’Africa ed è stata tre mesi e mezzo senza una vittoria.
Invece i successi con Giamaica (4-1) e Corea dimostrano che le stelle nere hanno ritrovato feeling soprattutto con il gol. Il Ghana avrà in dotazione un centrocampo da far invidia (Appiah, Essien e Muntari), una difesa che cercherà forza da Mensah e Kuffour. Se anche l’attacco, che pareva gracilino, manterrà le promesse, Freddy Adu, sedicenne fenomeno del calcio americano nato in Ghana, avrà il magone: aveva tradito il paese natio per andare ai mondiali con la squadra di Bruce Arena ed invece è rimasto a casa.
Ecco, Bruce Arena, il paisà che guida gli Usa, sarà un uomo felice quando siederà sulla panchina contrapposta a quella di Lippi. Lui, nato a Brooklyn ma con discendenze nostrane, non chiedeva di meglio per il suo secondo mondiale. Oggi riproverà la squadra in una amichevole a porte chiuse (non sarà considerata gara ufficiale) contro l’Angola, dopo aver perso col Marocco e battuto Venezuela e Lettonia. Ed anche se George Bush, inteso come presidente degli Stati Uniti, guarda il soccer con il distacco dell’americano tipico («Dalle mie parti, in Texas non ci gioca nessuno», ha ricordato), i numeri invece parlano di un bel movimento: 8 milioni di praticanti tesserati, quasi il doppio di quelli del baseball, che ne fanno il secondo sport dopo il basket. La nazionale comincia ad essere l’espressione di questa forza: dopo i mondiali 2002, dove venne eliminata nei quarti, il gruppo ha trovato nuovo talento, trascinato da Capitan America, al secolo Claudio Reyna, inossidabile punto di riferimento della squadra, come sempre tartassato dagli infortuni. Sta lottando anche stavolta dopo una contrattura rimediata contro il Marocco dieci giorni fa, ma ce la farà e guiderà il centrocampo, il reparto migliore della squadra. Meno tranquillizzante l’attacco dove, accanto all’armadione Mc Bride, potrebbe giocare Ching, primo hawaiano ad andare ai mondiali.
Ma, in fatto di esordi, nessuno batterà la Repubblica Ceca alla prima apparizione mondiale dopo la separazione dalla Slovacchia. Un gruppetto di allegri vecchietti giocherà il suo primo e ultimo mondiale: Nedved, Poborsky, Galasek e Koller. E proprio i vecchietti hanno già spolverato la forma. Contro Trinidad & Tobago (3-0), il capitano è tornato a correre come un ragazzino ed a segnare. Il giraffone Koller, appena uscito da un infortunio, ha realizzato una doppietta che la dice lunga sulla vena. Ed ha fatto sapere al Palermo che lo insegue di voler almeno il doppio dello stipendio proposto (700mila euro). La difesa si regge su Cech, uno dei portieri più grandi al mondo. Jankulovski è ancora un peso morto, in perfetto stile Milan. Sintesi: nonostante cerotti e qualche dubbio sulla tenuta di una squadra vecchiotta, la Repubblica Ceca resta sempre l’avversaria che farà stare l’Italia con il fiato sospeso.