Ora l’Italia punti forte sui suoi «tre moschettieri»

Tutti ne parlano, tutti, anche chi di golf non sa o abitualmente non scrive. I media italiani ed esteri hanno dedicato titoli ed aggettivi a Matteo Manassero, recente vincitore del Castello Masters in Spagna. Si parla di «fenomeno», di rivelazione, del nuovo Garcia, oggi, del golf continentale e, domani, forse anche mondiale. Ne parliamo anche noi.
Matteo, è vero, ha bruciato le tappe con il suo sacro fuoco per il golf. Più giovane vincitore del British amateur, più giovane migliore dilettante al mondo e migliore anche nell’Open Championship di due anni fa.
Nel professionismo ha fatto i suoi debutti quest’anno all’Open d’Italia, in maggio, e in soli sei mesi è riuscito in quello a cui nessun altro prima era riuscito. Dopo solo sei tornei - giocati su invito - ha conquistato la «carta» per gareggiare a tempo pieno sul Tour europeo l’anno prossimo. Ora, alla sua nona gara, è andato addirittura a vincere (ancora una volta più giovane sul tour) conquistandosi un posto per giocare nel gran finale di stagione - il Dubai World Championship - insieme ai migliori sessanta professionisti del circuito europeo.
Una manna dal cielo per la promozione del golf in Italia, insieme a quegli altri due «scatenati» dei fratelli d’Italia, i Molinari, già nei primi quindici d’Europa e nei primi trenta del mondo. Adesso è arrivato anche il «ragazzino» a dare manforte e il golf italiano ha trovato i suoi tre moschettieri.
Cosa dire di Matteo e delle sue prodezze? Quel che più mi colpisce è il suo atteggiamento, il suo stare in campo, la varietà dei suoi colpi, la sua strategia di gioco. Si ha l’impressione di guardare giocare un campione smaliziato ed esperto di trent’anni, con una differenza sostanziale. Quella dell’approccio di Matteo a un mondo - quello del professionismo - a lui ignoto sino a poco fa se non attraverso le trasmissioni televisive. Vederlo giocare è un piacere perché si percepisce netta la sensazione che si stia divertendo che stia facendo quello che gli piace e che ha sempre sognato e desiderato. Cosa c’è di meglio e di più importante che «lavorare» divertendosi? Non penso sia un atteggiamento dovuto solo alla giovane età. Matteo, per quel che lo conosco, è così di indole, è il suo modo di essere: non sbruffone, per nulla montato, gentile disponibile con tutti e, lo ripeto, con questa gran voglia di golf che non pone limiti a dove potrà arrivare. Basta leggere i commenti della stampa internazionale, quella dei paesi più golfisticamente evoluti, per rendersi conto di quanta considerazione il «ragazzino» abbia acquisito in così poco tempo.
Per lui si aprono non delle porte ma dei... portoni e se saprà rimanere quello che è - pur continuando ovviamente a perfezionare il suo golf - diventerà davvero il beniamino di tutti, non solo in Italia.
Continua a sorridere, caro Matteo, a divertirti e a farci emozionare e tifare.