Ora l’Italia si difende dagli uccelli selvatici

Alemanno: «Questa fobia rischia di mettere in ginocchio un settore al vertice della qualità» Maroni: «Cassa integrazione alle aziende avicole»

Francesca Angeli

da Roma

Sono già stati effettuati 500 controlli su uccelli selvatici e migratori nelle zone d’Italia considerate più a rischio. I risultati degli esami affidati al Centro di controllo delle malattie di Padova saranno disponibili entro pochi giorni. Soltanto allora sapremo se l’H5N1 è arrivato in Italia.
La notizia che il virus dell’influenza aviaria è comparso anche in Croazia, dove sono stati ritrovati 12 cigni morti in un lago, ha spinto il ministro della Salute, Francesco Storace, a firmare già ieri mattina l’ordinanza che dà il via al piano di sorveglianza per la prevenzione dell’influenza aviaria. «Del provvedimento sono stati subito informati il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani - annuncia Storace -. Sono state prese una serie di misure straordinarie a scopo, lo sottolineo, di prevenzione visto che il virus per il momento in Italia non è ancora arrivato. Si sono già attivate prefetture ed enti locali. Siamo partiti con i prelievi sugli uccelli selvatici che poi verranno identificati con un anello in modo da poterli seguire nelle loro migrazioni».
Storace specifica subito che se dai prelievi, effettuati quotidianamente, dovesse emergere la presenza del virus si procederebbe a limitare la caccia ma soltanto per le specie e le zone interessate.
Ecco le misure specificate nell’ordinanza e previste dal piano di prevenzione. Controlli e prelievi sia sulla fauna selvatica sia su quella d’allevamento. Non appena fosse riscontrato il virus H5N1 scatterebbe automaticamente il divieto di caccia. Le specie prese in esame sono in particolare anatidi e limicoli e poi tutti i selvatici. Le zone interessate sono quelle umide di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Puglia. In corso anche la mappatura completa di tutti gli allevamenti nei quali inoltre viene richiesto l’uso delle doppie reti. Una protezione in più per evitare il rischio di contatti tra gli animali d’allevamento e quelli selvatici. Nel provvedimento si prevedono pure i sopralluoghi da parte delle Asl. Due i divieti che vengono condivisi con tutti i paesi Ue. Proibito esporre pollame e volatili vivi in fiere, mostre e mercati. Dal veto si può ottenere deroga sulla base di disposizioni da parte delle singole regioni che avranno effettuato i dovuti controlli sanitari. In sostanza se la Asl ritiene non ci sia rischio l’esposizione sarà consentita. Il secondo, divieto assoluto d’importazione di volatili vivi di qualsiasi specie e di carni o prodotti a base di carne, uova, piume e selvaggina da penna cacciata anche al seguito di viaggiatori e cacciatori da Croazia, Romania e dagli altri Paesi balcanici.
Insomma l’Italia è pronta ad affrontare una eventuale pandemia. «La psicosi che c’è in giro è del tutto immotivata - sostiene Storace -. Ci sentiamo di dire ai cittadini di non cambiare le abitudini alimentari perché i nostri prodotti sono controllatissimi. Io personalmente il pollo continuo a mangiarlo».
E il pollo continuano a mangiarlo pure i ministri delle Politiche Agricole Gianni Alemanno, dell’Economia Giulio Tremonti e del Welfare, Roberto Maroni, fotografati mentre addentano cosciotti e petti di pollo arrosto offerti loro a Cernobbio dal presidente della Coldiretti Paolo Bedoni al quinto forum dell’Agricoltura e dell'alimentazione. Alemanno si dichiara «molto preoccupato» perché, spiega «per una fobia stiamo rischiando di mettere in crisi un settore che è al vertice della qualità e della sicurezza alimentare. La nostra produzione di polli e tacchini,la produzione avicola nazionale è la migliore del mondo».
Maroni invece annuncia che il settore in crisi non verrà trascurato dal governo. «Faremo in Finanziaria una modifica al sistema delle casse in deroga per estenderlo anche alle imprese agricole che oggi non hanno la possibilità di ricorrere a questi strumenti - spiega -. Da due anni abbiamo introdotto le casse in deroga per finanziare il sostegno al reddito dei lavoratori di imprese troppo piccole per ricorrere a cassa integrazione e mobilità». L’iniziativa riguardava il tessile ma ora verrà estesa anche al settore dell’ allevamento. «Sono arrivate richieste di intervento da parte di alcune aree del Veneto per imprese agricole che sono piccole e non possono ricorrere alla cassa integrazione - precisa Maroni -. La Provincia convocherà le parti sociali interessate e definirà un piano di intervento poi finanziato dallo Stato. Alle aziende non costerà nulla».