Ora l’Italia sia di esempio per l’Europa

Gianni Baget Bozzo

L’esito del referendum ha mostrato la differenza tra l’Italia che scrive e l’Italia che vota. Uno schieramento imponente di tutta la stampa, di tutta la cultura e di gran parte di televisione ha sostenuto che votare a favore dei quesiti referendari era scegliere la scienza contro il pregiudizio religioso, una nuova battaglia illuministica contro la memoria arcaica del passato espressa dalla gerarchia della Chiesa cattolica. L’elettorato italiano ha rifiutato questo dilemma e ha compreso che i problemi della vita sono diversi da quelli prevalenti negli strumenti di comunicazione sociale. Ciò vuol dire che il popolo non è dipendente dall’informazione, che è capace di giudicarla. Il che è un fondamento della possibilità e del significato della democrazia, vuol dire che essa è possibile anche quando l’umanità è avvolta dalla tecnologia che essa stessa produce: che infine l’uomo rimane al di sopra dei mezzi stessi che usa per vivere e per crescere. Questa singolare prova della superiorità dell’opinione del popolo sulle opinioni degli scienziati è stato un evento italiano promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e segnatamente dal cardinale Ruini.
Dai referendum Segni in poi, siamo stati sempre convinti che i referendum siano stati un’arma contro la democrazia parlamentare e che il consenso che circonda la figura di Marco Pannella ed il Partito Radicale sia un consenso anti istituzionale, una vaga forma di istinto rivoluzionario nascosto dalla ipocrisia della non violenza, scelta come motivazione ideale di un linguaggio referendario radicale che non potrebbe essere più violento di quello che è. La democrazia parlamentare in Italia si salverà se referendum e Partito Radicale saranno compresi come una sottile minaccia verso il governo istituzionale della democrazia. Ci piange il cuore ricordando di aver votato il referendum contro l’installazione dell’energia nucleare in Italia, forse il più dannoso e il più irrazionale dei referendum, di cui paghiamo ancora le conseguenze.
L’iniziativa della Chiesa italiana non ha solo valorizzato la sapienza della democrazia e della scelta del popolo, ha anche messo in luce l’abuso referendario come causa di debolezza del sistema istituzionale italiano. Non so se fosse nel genio della cultura della sinistra la promozione delle quattro domande referendarie, sta il fatto che neanche il popolo della sinistra le ha votate, nonostante l’impegno che, contro ogni loro ben inteso interesse, i diessini vi avevano posto. Sta il fatto storicamente rilevante che, grazie alla Chiesa cattolica italiana, per la prima volta si è posto a livello della democrazia il problema dei limiti della scienza, proprio nel momento in cui si apre la possibilità della clonazione umana e delle misture chimeriche tra uomo e animale. La Chiesa cattolica aveva perso i due referendum sul divorzio e sull’aborto, cioè quelli proposti sulla base della cultura laica illuminista tradizionale. Ha vinto un referendum da essa non promosso perché il neo illuminismo, che sta alla base della onnipotenza chiesta dagli scienziati in nome della scienza, tocca ora problemi assai diversi da quelli antichi.
L’Italia avrà così una legge sulla fecondazione assistita che va in controtendenza con le leggi europee e ciò avviene in un momento in cui l’Europa istituzionale e culturale comincia a dubitare di se stessa. Una rondine non fa primavera e il referendum italiano, il suo esito inatteso, è una rondine. Il conflitto tra umanesimo e scienza è appena iniziato ma non a caso, e per citarlo una terza volta, Benedetto XVI ha detto che l’Italia è una eccezione in Europa dal punto di vista culturale spirituale. Speriamo che ciò ci giovi anche sul piano economico e politico.
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