Ora l’Italmoto rischia il buco generazionale

Le due ruote tricolori fuori dalla traiettoria ideale. Il giorno dopo la morte di Marco Simoncelli è quello dello smarrimento per il motociclismo italiano. Col Sic l’Italia, ma non solo, era convinta di aver già in casa l’erede di Valentino Rossi, con la fortuna di vederlo crescere in pista proprio al fianco del nove volte campione del mondo. Una sorta di graduale e indolore passaggio di consegne. E invece adesso bisogna fare i conti col vuoto. Il Dottore alle prese con una Ducati indomabile e alle sue spalle la situazione non permette di sognare a occhi aperti.
In MotoGp il miglior italiano in questa stagione è Andrea Dovizioso, terzo nella classifica mondiale. Ma il pilota di Forlimpopoli non sembra avere il «passo» del Vale e del Sic. Perché nel paddock si sussurra che «ci pensa sempre dieci volte prima di fare un sorpasso», anche se quest’anno proprio con Marco aveva ingaggiato duelli spettacolari. Ma soprattutto perché non è personaggio fuori dalla pista. E di questi tempi nel circus della MotoGp «bucare» il video è una dote imprescindibile. Per il resto Loris Capirossi è ormai un ex.
Il grande rischio che corre la moto italiana, quindi, è quello di un buco generazionale. Questa è l’eredità sportiva più pesante che lascia Simoncelli. Lui era il dopo Rossi. Punto. Ora si possono intravedere ottimi piloti, ma non ancora campioni. Il rischio concreto è di fare la fine della Formula 1, che dopo Giancarlo Fisichella e Jarno Trulli aspetta ancora un pilota all’altezza della situazione. Capace almeno di piazzare l’acuto vincente in qualsiasi momento.
La certezza, invece, è che dopo calcio, basket e ciclismo, anche in moto domina la sindrome spagnola. Perché non ci sono solo Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa, già affermati e gli unici, a tratti, quest’anno a lottare alla pari con Casey Stoner, fresco campione del mondo. Infatti come nelle altre discipline, la Spagna alle spalle dei campioni riesce a far crescere una nidiata di talenti. Basta scorrere le classifiche di Moto2 e 125 per avere la conferma: un’infinità di spagnoli popolano le graduatorie. Nell’ex 250 Marc Marquez, prima del forfait di domenica in Malesia per i postumi di una caduta, lottava punto a punto per il titolo con Stefan Bradl. Nella classe più piccola Nicolas Terol è quasi mondiale, ma il dominio iberico è clamoroso con sette piloti nelle prime dieci posizioni.
In queste due classi, stritolate dalla sovraesposizione mediatica della MotoGp, l’Italia recita il ruolo della sporadica comparsa. Andrea Iannone era anche partito bene: secondo in Qatar e primo a Jerez. Ma non ha avuto continuità. Poi ha fatto centro a Brno e Motegi. Sei podi, terzo nel mondiale. A conferma delle potenzialità, anche se non ha mai lottato davvero per il titolo. Per il resto zero o quasi. Buio pesto in 125. Simone Grotzkyj è fuori per infortunio, mentre i diciottenni Luigi Morciano e Alessandro Tonucci, nato a Fano, nella terra del Sic e del Vale, hanno disputato la loro prima stagione intera. Come sempre in Malesia erano pronti a rubare segreti al loro idolo. Sono cresciuti nella scia di Simoncelli: «Non smettiamo. Sapremo a chi dedicare la prima vittoria». Il Sic vince già anche in cielo.