Ora l’ordinanza antisbandati è un manuale per i Comuni

In Lombardia si spara e si muore: governo impotente. Unica strada per difendersi: seguire i sindaci del Nord. Il proscioglimento del sindaco di Cittadella sancisce la legittimità delle norme restrittive. Ecco il documento: lo stanno adottando 200 giunte. <a href="/a.pic1?ID=226211" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">&quot;Amato eviti minacce&quot;</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=226212" target="_blank"><strong>La rivolta dei sindaci riavvicina Lega e An</strong></a>

da Milano

Cresce il numero di sindaci del Nord che sta adottando ordinanze più restrittive sugli extracomunitari. Secondo la Lega, domani saranno duecento le giunte ad aver firmato provvedimenti sulla concessione della residenza o sui requisiti per i matrimoni misti.
Tutto ciò accade dopo che la magistratura ha innescato la retromarcia sul provvedimento anti sbandati promosso dal sindaco di Cittadella Massimo Bitonci, che era stato indagato dalla Procura della Repubblica di Padova per usurpazione di funzione pubblica. È stato lo stesso procuratore padovano, Pietro Calogero, a chiedere l’archiviazione per il primo cittadino. La decisione, di fatto, crea un importante precedente in materia di ordine pubblico e autorizza i sindaci ad «allinearsi» alle disposizioni previste dall’ordinanza. Un provvedimento che quindi assume il valore di un vero e proprio manuale anti sbandati.
Che cosa prevede. Il provvedimento anti sbandati si basa su quattro elementi: l’obbligo di residenza nel Comune, il rispetto di alcune norme sanitarie, la non pericolosità sociale e soprattutto l’obbligo di disporre di «risorse economiche sufficienti». Quest’ultimo punto aveva suscitato molte perplessità tra le forze politiche. Ma proprio sul rapporto tra lavoro e residenza si era pronunciata l’Unione europea, che aveva previsto come requisito minimo «la necessità di produrre adeguata documentazione in merito all’attività lavorativa e alla disponibilità di adeguate risorse economiche sufficienti» e che dunque la sua permanenza nel territorio italiano non diventi «un onere a carico dell’assistenza sociale», come prevede infatti l’ordinanza.
Il reddito minimo. Una misura che il sindaco di Cittadella aveva fatto propria e aveva anche fissato in 5mila euro l’anno la soglia minima di reddito per il richiedente e il coniuge, che sale a 10mila nel caso di due o tre familiari e a 15mila in caso di famiglia composta da 5 o più persone. Queste soglie, evidentemente, andranno ricalibrate in base alla grandezza del Comune e al potere d’acquisto vigente nel territorio, ma rappresentano comunque un punto di partenza.
Ordine pubblico. Un altro dei punti più controversi è legato all’ordine pubblico. L’ordinanza del sindaco di Cittadella prevede infatti che il sindaco «all’interno delle funzioni locali e statali attribuitegli dalla legge e nei limiti territoriali di competenza, ove sussista la necessità, può adottare con atto motivato e nel rispetto dei principi generale dell’ordinamento giuridico, provvedimenti anche di carattere contingibile e urgente in materia di igiene e sanità pubblica, di ordine e sicurezza pubblica con l’onere della vigilanza, in quanto autorità locale igienico sanitaria e di pubblica sicurezza, informandone il prefetto».
L’attività di verifica. L’ultimo punto dell’ordinanza prevede anche che il sindaco possa mettere in atto «un’attività di verifica volta ad accertare il persistere dei requisiti richiesti (reddito e alloggio)» e che l’autorità giudiziaria, su segnalazione del sindaco, possa accertare lo status di pericolosità sociale per quei soggetti che chiedono la residenza.