Ora l’Ordine vuol cacciare Mike perchè ha scoperto che fa pubblicità

Sono cinquant’anni che Bongiorno è protagonista di spot. Adesso la richiesta di radiarlo dall’Albo: è iscritto dal ’74. Un consigliere dell'ente lombardo ha inviato due segnalazioni per violazione del regolamento

Frattura del ginocchio sinistro, doppia frattura del malleolo, rottura del tendine rotuleo, buco al femore dopo caduta da cavallo, due vertebre schiacciate, partigiano durante la resistenza, arrestato dai nazisti, in carcere a San Vittore, deportato in tre campi di concentramento austriaci, vincitore di ventiquattro Telegatti, presentatore di undici festival di Sanremo, il Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il cittadino Mike Bongiorno, di anni ottantaquattro, ha voluto strafare: anche un procedimento disciplinare per violazione del regolamento dell’Ordine dei Giornalisti: non poteva, non può, non potrà fare pubblicità, è severamente (si fa per dire) vietato agli iscritti della corporazione medesima, siano essi pubblicisti, con tesserino di colore verde, siano essi professionisti con documento di colore tra il marrone e il rosso, è proibito pubblicizzare prodotti commerciali, aggirando la comunicazione, entrando nel mercato degli affari, sfruttando il proprio potere di persuasione (!).

Cinquant’anni di onorata carriera messa all’angolo perché «così dice la legge» che non guarda in faccia a nessuno, sempre si dice. Apro una parentesi: sarebbe interessante conoscere i limiti e l’elasticità di tale regolamento. Per esempio chi scrive o spiega a voce che un certo tipo di automobile è bella e ne consiglia l’acquisto (controllare gli archivi), chi scrive o spiega sempre a voce, che quello stilista di moda fa cose meravigliose (anzi le fanno tutti, controllare le collezioni, dei sarti), chi scrive o spiega che sarebbe utile investire su quel titolo di Borsa o servirsi di quel tale prodotto enogastronomico (date un’occhiata alle rubriche del settore in tv) viola il regolamento? È sanzionabile? Danneggia l’immagine dell’Ordine? Offusca l’integrità del mestiere? Dicesi pubblicità occulta, così occulta che la riconoscono tutti, tranne chi sappiamo. In attesa dei posteri per l’ardua sentenza andiamo sulla cronaca quotidiana.

Mike Bongiorno da una vita è l’uomo della comunicazione, ha raccolto riconoscimenti, targhe, lauree (lo Iulm lo ha celebrato con il tocco, a spalti gremiti), Umberto Eco scrisse nel Sessantuno un libro che titola Fenomenologia di Mike Bongiorno, il presidente della Repubblica Ciampi lo ha insignito del titolo di Grande Ufficiale ma è tutta roba da vetrinetta del tinello, pinzillacchere inutili al cospetto di un Ordine che ha deciso di estrarre i cartellini gialli e rossi, lo ha fatto con Mughini, di recente con Baudo, adesso con Bongiorno, tutta gente che ha messo in dubbio l’onorabilità dell’Albo di appartenenza, agendo da professionisti della reclame ma non rispettosi dei doveri dell’iscritto.
Nello sport, nel calcio in particolare, si usa l’espressione «bravo ma lento» quando si vuole indicare un atleta che avrebbe anche del talento ma che viene tuttavia ridotto se non annullato da un certo ritardo o pigrizia nei tempi di reazione ed esecuzione. Mi spiego: Mike Bongiorno è mister pubblicità dalla nascita dell’impero caroselliano, addì 3 febbraio del Cinquantasette quando, non ancora in possesso del tesserino verde, si esibì per la Oreal e per il Biodop, shampoo e affini. Volendo proseguire nell’album delle figurine del grande ufficiale Mike, si possono citare detersivi, birre, grappe, creme solari abbronzanti, articoli vari di arredo, telefonia, dall’Italcable giurassica sino ai cellulari contemporanei. Il Nostro è salito sul Cervino, con gli sci e in elicottero, ha garantito di campare fino a cento anni, si è travestito in modi improbabili senza che nessuno, dell’Ordine di cui si tratta, se ne accorgesse dal 1974, anno di iscrizione all’elenco dei pubblicisti, all’autunno del 2008. Nessuno tranne un consigliere, stando alle parole della presidente Gonzales, che ha fatto due segnalazioni in merito. Bravo ma lento appunto.

Finalmente è arrivata l’ora X, è giunto il momento di svoltare, di dare l’esempio al Paese, uomini di carattere, corsivo o tondo a scelta.
L’ottantaquattrenne Mike Bongiorno da New York era riuscito a sfuggire ai gerarchi nazisti ma non al tribunale dei giornalisti. Per fortuna lui lo sa, c’è di peggio nella vita. Si potrebbe dire «Allegria!» o «Fiato alle trombe!». Forse sarebbe meglio «ai tromboni».