«Ora l’Udc ci deve dire da che parte sta»

Matteoli: «In An ci sono preoccupazione e stupore per le parole del leader centrista»

Antonio Signorini

nostro inviato a Gubbio (Perugia)

Il primo segno del cambiamento è nel look. Con buona pace per il sarcasmo degli eugubini che sono soliti chiedere a chi è vestito in ghingheri se è «di matrimonio» o se è di Forza Italia, gli azzurri che stanno partecipando alla Scuola di formazione della cittadina umbra hanno smesso la cravatta e il completo blu. Si presentano sul palco in maniche di camicia, in sintonia con gli interventi che anche ieri, seconda giornata dell'ormai tradizionale appuntamento voluto dal coordinatore Sandro Bondi, sono stati battaglieri.
A partire da quelli principali della mattinata. L'ex presidente del Senato Marcello Pera ha preso di mira l'intervista nella quale il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha detto di non voler morire berlusconiano. «Di non voler morire democ. Chiedo scusa, berlusconiano», ha ironizzato, per poi liquidare tutto con la formula del «non sono sorpreso». «Non mi stupisce - ha sottolineato Pera - che ci sia la richiesta di sostituire il leader perché i giovani, soprattutto se disoccupati, sono ambiziosi. Ciò che mi stupisce semmai - prosegue Pera - è che non c'è dietro un'idea, un progetto, un programma». Il consiglio di Pera agli azzurri è «lasciar perdere». Toccherà a Casini spiegare al suo elettorato le ragioni del suo «dissociarsi da noi». La polemica resta comunque politica. E il vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto precisa che su Casini «nessuno ha parlato di tradimento». Semmai è la polemica sulla leadership che è diventata «stucchevole». Sul tema è intervenuto anche il presidente dei senatori di An Altero Matteoli: «Nel nostro partito c’è stupore e preoccupazione per le parole di Casini. Che ora farebbe bene a chiarire a chi erano riferite le sue frasi sull'atteggiamento servile che qualcuno, a suo dire, avrebbe nella Cdl».
Tornando a Forza Italia, l'ex ministro Claudio Scajola ha affermato che sarebbe meglio pensare ad altre cose. Come ad aggiornare la coalizione perché «credo che questo governo non durerà tanto a lungo». Il no a qualsiasi aiuto alla coalizione di centrosinistra è scontato.
E l'unica «discontinuità» che la Casa delle libertà dovrebbe ricercare consiste nello «smetterla con questo tormentone sulla leadership che ha portato solamente danni», ha protestato Enrico La Loggia. Pisanu, ex responsabile del Viminale, si dice preoccupato per la scelta di Marco Follini di rompere con il centrodestra. «Dispiace che una persona intelligente ci lasci verso la mitica terra di mezzo. Se ne va senza rendersi sconto che quella - ha spiegato - è un'area elettorale ma non rappresenta più uno spazio politico». È «una terra di nessuno», un «campo di battaglia tra i due schieramenti».
Appena più diplomatico Giulio Tremonti. Anche lui in versione descamisado. «Quando sei al governo ti svegli la mattina e pensi a cosa devi fare. Quando sei all'opposizione ti svegli e pensi a cosa devi dire». E ora che la Cdl è all'opposizione, «bisogna dire male del governo, non degli alleati. L'opinione pubblica ci chiede di non litigare e di contrastare il governo». Ed è questo il compito del centrodestra.
Sulle scelte di fondo del partito la discussione di ieri non ha fatto emergere differenze. Quelli che erano stati definiti i girotondi di Forza Italia si configurano sempre più come una mobilitazione su temi specifici. «Una campagna d'autunno», ha spiegato il senatore Maurizio Sacconi. «L'Unione sarà infatti incapace di contenere la spesa corrente e, in conseguenza, farà quadrare il conto con l'azzeramento degli investimenti infrastrutturali e con l'incremento della pressione fiscale».
Rimangono un po’ sullo sfondo le questioni interne al partito. Ha tenuto banco il problema dell'identità. «Conservatori e Liberali» secondo la definizione di Pera. Tra le cose da fare, Alfredo Biondi, presidente del consiglio nazionale di Forza Italia, ha chiesto un «ritorno allo statuto» del partito. E, soprattutto, vorrebbe che «si parlasse di più e più spesso per garantire una partecipazione responsabile». Delle questioni interne si è occupato anche Formigoni che ha accolto con favore la proposta del coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi di creare una «direzione» e ha rilanciato chiedendo che il nuovo organismo «sappia prendersi delle responsabilità di guida politica» allo scopo di superare l'attuale «leadership monocratica».