"Ora l’Uefa spieghi perché il gol di Toni è stato annullato"

La rabbia del presidente Abete che ha a lungo discusso con Blatter. Donadoni: "Non parlo degli arbitri, ma questo era proprio fuori forma"

Marcello Di Dio e Riccardo Signori

L’attacco parte da Abete, presidente federale solitamente forbito nel parlare: «Adesso l’Uefa, dopo averci certificato e spiegato che il gol dell’Olanda era regolare, ci spieghi che stavolta il nostro gol era regolare e il rigore generoso». Casa Italia manda segnali di fumo. Tutti hanno già capito che lo stellone non guarda in giù. Ma tutto questo accanimento sui casi italiani non passa inosservato. Gli arbitri sbagliano. «E ci sta», dice Donadoni. Per ora sempre in un senso. E Abete, che ha visto la partita al fianco di Blatter, non ha perso occasione per parlarne con il presidente della Fifa. «Ricordate che la decisione assunta nella partita contro l’Olanda è stata molto contrastata, con una pluralità di letture da parte degli addetti ai lavori». Invece stavolta... «L’arbitro era a tre metri, poteva veder meglio del guardalinee. E quando i valori in campo sono molto vicini, avere decisioni che penalizzano non aiuta. Anzi, non ce le possiamo permettere».
Insomma le parole lasciano sfuggire rabbia contenuta. Ma, ancora una volta, Abete non perde occasione per i suoi appunti: «La squadra è in crescita». Giusto per far notare: «Non siamo riusciti a far emergere la differenza qualitativa». E Donadoni è nuovamente servito. Chissà cosa avrebbe detto, il presidente, con Lippi in panchina?
A sua volta il ct, magari a tempo determinato, ha rincarato la dose. Anzi, ha aperto le danze. In tv o in sala stampa, un solo ritornello. «Di solito degli arbitri non parlo, ma capita a tutti di non essere in forma. E tra i protagonisti di questa partita, l’arbitro non era nella sua giornata migliore». Donadoni ha atteso che qualcuno gli raccontasse la moviola. Poi ha infiocchettato la polemica. «Non capisco come sia possibile convalidare un gol con un giocatore fuori, eppoi non si riesca a vedere un giocatore che risale dal palo. Penso sia solo cattiva sorte, non riesco a credere ad altro».
Polemica e amaro in bocca fanno passare in secondo piano il resto. Le critiche a Del Piero e Toni. «Luca mi è piaciuto molto, gli è solo mancata la freschezza che non gli ha consentito il gol. Alex ha speso molto ed ha preso una botta che gli ha dato fastidio». L’errore di Zambrotta: «È stato più un infortunio, che un errore. Gianluca ha fatto una grande partita: qualità e quantità». La fortuna: «Certo, finora non ci ha dato una mano. Stavolta meritavamo di vincere». Che fa differenza con quanto pensa Piturca. «L’Italia è stata fortunata, anche se Buffon è stato grande nel parare il rigore».
Ma il gol annullato tiene banco e accompagna la rabbia azzurra. Gussoni, presidente dell’Aia, ha dato ragione agli sbuffi italiani: «Il gol era regolare, il rigore era almeno dubbio, arbitraggio non all’altezza della partita». Gattuso è stato molto più sintetico, ma chiaro. «Mortacci sua!», destinatario l’arbitro. Grosso più soft: «In queste due partite siamo stati poco fortunati con le decisioni arbitrali». De Rossi punta il dito per mettere spalle al muro l’allegra compagnia dei fischietti: «La cosa più grave è la difformità arbitrale, non c’è unanimità di giudizio. Dopo cinque giorni non abbiamo ancora capito se il gol di Van Nistelrooy fosse regolare o meno». Luca Toni ha fatto due conti. «Mi hanno annullato l’unica palla che ho messo dentro. La rete avrebbe cambiato la partita. Non mi sta bene quel rigore. Se l’arbitro avesse tenuto lo stesso metro di giudizio con i contrasti da noi subiti in area, allora ne avrebbe dovuti assegnare almeno cinque o sei».
Ecumenico, infine, Del Piero che non perde mai l’aplomb. Ha parlato di perplessità più che di arrabbiature. «Sì, un paio di occasioni ci hanno lasciato perplessi. Ma la perplessità è diventata rammarico quando ci hanno detto che il gol di Toni era valido». Rammarico? Eufemismo.
E intanto Collina, il nostro rappresentante nella commissione arbitrale Uefa, è rimasto in Italia. Bella idea.