Ora l’Ulivo cerca di ingabbiare Zara

Pittaluga (Gente di Liguria) boccia l’ex deputato: «Sbaglia, voterò per Marta»

(...) programma di Zara non ho visto niente di nuovo che non sia già nelle forze dell’Ulivo». E poi, tanto per infierire: «Zara stesso avrebbe potuto collaborare per rendere più forte la cornice programmatica e invece non ha ritenuto farlo». Non è tutto, perché la candidatura stessa, ovvio, a Vincenzi non è andata giù: «C’è la sorpresa di un’entrata in campo molto tardiva» morde. Bordate che nessuno può risparmiare, perché ormai è guerra aperta. Non tanto per le primarie, quanto per quel che verrà dopo. Se Zara, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, ha detto che in caso di sconfitta alle primarie non si presenterà alle elezioni con una lista civica, ieri è stato Riccardo Garrone l’ispiratore dell’“operazione anti-SuperMarta” a far sapere che mica è detto: «Mi auguro che Zara vinca le primarie. In ogni caso ne riparliamo dopo». Non che pensi di candidarsi in prima persona, il petroliere: «La mia era una battuta, un paradosso, una provocazione». Epperò ci rivediamo il 4 febbraio: «Credo che Zara debba andare alle primarie e misurarsi, non modificare nulla del suo programma e so che la città si sta mobilitando su questa grande novità». Del resto, ha ricordato, l’ipotesi di Zara sindaco era nata già a giugno, dopo lo schiaffo della mancata candidatura alle politiche: «In questi mesi in molti hanno lavorato per convincerlo e alla fine si è candidato in zona Cesarini. Sono certo e tranquillo che se anche l’Unione obiettasse sul programma di Zara su temi come il termovalorizzatore, il Terzo valico, che non piacciono alla sinistra radicale, lui andrà avanti al di là delle incertezze. E se l’Unione obietta il suo programma, Zara diventa ancora più forte, perché l’Unione d’altra parte ha presentato Vincenzi».
Ed è questo il punto: la preoccupazione dei vertici ulivisti è proprio che Zara, in fondo, voglia farsi chiudere la porta in faccia proprio sul programma, per avere poi le mani libere. Così, ieri nessuno ha chiuso porte, anzi. Da registrare la posizione del segretario ligure della Margherita, Rosario Monteleone, che, annotando le difficoltà degli alleati, non ha voluto dare indicazioni di voto: «Penso che Zara debba partecipare alle primarie e da parte mia c’è la massima disponibilità. Abbiamo deciso che ai Ds spettava la scelta del candidato per palazzo Tursi, adesso io semplicemente prendo atto che c’è anche il nome di Zara. A questo punto ogni elettore è libero di esprimersi». L’importante, avverte, è che «sia chiaro fin dall’inizio che il risultato deve essere rispettato». È in questo clima che ieri Zara ha incontrato i vertici dell’Unione: «Non è stata posta alcuna pregiudiziale al mio programma né alla mia partecipazione, per cui sarò senza dubbio in corsa alle primarie» ha detto al termine. E a proposito di sotterfugi, G.B. Pittaluga, leader di Gente di Liguria, dichiara in maniera esplicita: «Voterò per Marta Vincenzi e non per Stefano Zara». E lo dice pochi minuti dopo il via libera dei vertici dell'Unione alla partecipazione alle primarie dell’ex deputato del collegio 10. «La candidatura di Zara - spiega Pittaluga - costituisce un danno per i riformisti, perché sottrae voti non a Sanguineti, ma alla Vincenzi, e quindi rafforza l'ala radicale della sinistra». Ieri Alfonso Pittaluga il segretario provinciale dei Ds ha scandito che «in tutte le primarie d’Italia, a partire da quelle per Prodi, l’Unione è andata con una cornice programmatica, e solo dopo ha presentato il programma dettagliato». Una posizione in contrasto non solo con quella di Zara, che invece ha già presentato un decalogo di priorità, ma anche con quella di Claudio Burlando: il presidente della Regione ieri a Primocanale è tornato a sparare: «L’avevo detto che, fatte così da “liberi tutti” le primarie sarebbero state pericolose. Avrei preferito un’assunzione di responsabilità da parte del gruppo dirigente nella scelta del candidato». Lui voterà Vincenzi, dice, ma sia chiaro: «Siamo arrivati alle primarie senza aver spiegato ai genovesi perché attualmente non governiamo con Rifondazione e invece alle primarie diamo per scontate alleanze politiche e programmatiche con Rifondazione. Le primarie sono un pasticcio se non si rende chiaro prima del 4 febbraio qual è l’elemento di coesione programmatica della coalizione». Restano solo 25 giorni e saranno in salita, con Rifondazione a minacciare di abbandonare la maggioranza in Regione e i Verdi, con la presidente regionale Cristina Morelli, a dire che «alle primarie voteremo il candidato che presenterà il programma più vicino al nostro». Situazione ingarbugliata, tanto che domani Monteleone volerà a Roma, convocato d’urgenza dai vertici nazionali del partito che vorrebbero capirci qualcosa, e chissà che dall’«attenta valutazione» di cui parla il segretario non emergano indicazioni nuove. Sarà anche l’occasione, spiazza tutti Monteleone, per decidere se Alessandro Repetto sarà o meno ricandidato alla presidenza della Provincia. Ma non si era già detto di sì?