Ora il Lagaccio stringe d’assedio la giunta

(...) A stare di nascosto per sentire l’effetto che fa non si ottiene certo un sondaggio scientificamente esatto, ma in pochi minuti è facile tratteggiare una media abbastanza attendibile: su dieci che ne parlano c’è anche che se ne frega completamente, che si dice indifferente, poi ce ne sono almeno un paio che sono ideologicamente favorevoli con tanto di riferimento al diritto della libertà di culto e della tolleranza. Ma tutti gli altri non hanno dubbi: via la moschea dal Lagaccio.
Così il negoziante che propone la sottoscrizione trova tante firme quanti clienti: trenta in una mattinata. Tra queste c’è anche quella, appena apposta, di Enzo C., che vuole motivare la sua scelta. «Ho un figlio disabile che da dieci anni aspetta l’accompagnamento - sbotta - Arrivano i musulmani e la sindaco si muove subito per trovare la moschea e anche i collegamenti, gli autobus e tutto il resto. Ma scherziamo? Qui siamo tutti furibondi. Anche con i preti che stanno con la moschea. Pensi che don Prospero, dopo la storia del presepe e le sue dichiarazioni a favore della costruzione del tempio islamico, si è visto cacciare fuori da una casa che era andato a benedire».
Ma se le contromisure fino a questo punto si limitano all’invettiva, c’è anche chi ha già scelto di aderire alla campagna referendaria. Una soluzione che potrebbe finire per raccogliere tutte le diverse forme spontanee di protesta. Anche perché se il comitato iniziale, formato da Gianni Plinio di An, Matteo Rosso di Forza Italia e Rosario Monteleone dell’Udc, era già di per sé trasversale, ieri sono arrivate anche adesioni da molti cittadini che si dichiarano di sinistra ma chiedono di partecipare alle iniziative e di dare subito l’adesione. A livello politico i referendari possono anche mettere all’occhiello l’intervento del capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che ieri ha fatto gli auguri di buon lavoro al comitato, sottolineando che «alla luce di quanto sta avvenendo in materia di immigrazione clandestina e di uso politico della preghiera in alcuni luoghi simbolici delle nostre città da parte di fondamentalisti musulmani, è più che comprensibile che a Genova alcuni esponenti politici chiedano un referendum pubblico prima che si decida la realizzazione di una Moschea». Al comitato hanno dato la loro adesione formale anche il senatore Giorgio Bornacin (Pdl) e Gianni Barci, coordinatore regionale della Lista Biasotti. Lo stesso Bornacin ha ricordato come il portavoce di Alleanza Nazionale, Andrea Ronchi, dopo un incontro con l’imam di Genova Husein Salah, aveva dichiarato necessario il ricorso al referendum.
E se la sindaco si è dichiarata disponibile a svolgere la consultazione nel caso in cui una commissione «super partes» dichiari ammissibile il quesito sulla moschea, resta soprattutto aperto il dibattito sul campione di cittadini cui sottoporlo. Un referendum su tutta Genova? Sul solo Lagaccio? Sul territorio del Municipio Centro-Est?