Ora la Lega diventa un coperchio buono per tutte le pentole

Quando fa comodo la Lega è un coperchio che va bene per tutte le pentole, anche su quelle della sinistra, alla quale della coerenza non importa un accidenti

Quando fa comodo, la Le­ga è un coperchio che va bene su tutte le pentole, anche su quella della sinistra, alla quale della coerenza non importa un accidenti. Fino a ieri Umberto Bossi era considerato dall’opposi­zione una stampella di Silvio Ber­lusconi e un nemico del Paese. Giorgio Napolitano, che con i pro­­gressisti ha una certa familiarità, addirittura gli aveva ricordato che, in altri tempi, i separatisti sici­liani finivano in galera, così, tanto per fargli capire di piantarla lì con la secessione, altrimenti guai a lui.

Insomma, i padani facevano ri­brezzo agli avversari del centrode­stra. Ma questa non è una notizia. Lo sanno tutti, dalla fine degli an­ni Ottanta, che i nordisti hanno sempre avuto vita diffici­le a Roma e che non sono mai stati accolti nel consesso dei politici con o senza birignao. Ogni tanto però il Palazzo si ricrede - magari solo per qualche giorno o settimana - e corteggia le camicie verdi. Incredibile ma vero. Napolitano non aveva ancora finito di lanciare anatemi contro gli attentatori all’Unità nazionale, e già qualche compagno esprimeva apprezzamenti per Roberto Maroni e si complimentava con lui: bravo ministro, tu puoi essere dei nostri, dato che non sei ostile al referendum abrogativo sulla legge elettorale, cosiddetta Porcellum. Subito dopo, salta su Enrico Letta: bisogna aprire un dialogo con la Lega, lo chiedono gli elettori del Pd.

Possibile? Proprio così. Poi Rosy Bindi: se ne deve discutere, nessuna chiusura. Come la pensi Massimo D’Alema è risaputo: fu lui il primo a dire che il Carroccio in fondo è una costola della sinistra. Quanto a Pier Ferdinando Casini, meglio stendere un velo pietoso. Lui, se gli conviene, ci sta con tutti (nessuna allusione alle escort). Cosa significa tutto questo? La sinistra, non sapendo più a che santo votarsi per mandare via il Cavaliere e mettere in piedi un esecutivo di transizione o tecnico, aspira ad avere i voti di Bossi, il quale all'improvviso non fa più schifo e comincia a piacere. Viene corteggiato, sfacciatamente.

Gli promettono il federalismo a breve termine, gli sorridono; tra poco gli stenderanno un tappeto rosso per incoraggiarlo a entrare nella santa alleanza che propugna l’abbattimento del governo. Nulla di inedito. Rammentiamo ciò che accadde nel 1994, quando la Lega fu indotta in tentazione dall’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro: venite con noi, cari padani, sarete felici di esservi allontanati dal Maligno di Arcore e ritroverete la vostra identità. Bossi ci cascò, salvo, sei anni dopo, tornare sui propri passi e allearsi ancora col primo amore, Berlusconi.

Ci cascherà anche stavolta? Non si può escludere. In politica non esistono matrimoni indissolubili, come l'esperienza insegna. Tuttavia, forse azzardando, siamo disposti a scommettere sulla fedeltà del vecchio Umberto al vecchio Silvio. Così non fosse, sarebbe un guaio non solo per la coalizione: anche per l’Italia, che andrebbe incontro a un periodo oscuro e sarebbe in balìa di un caravanserraglio.