Ora l'Italia è nelle mani degli immigrati 

Le statistiche raccontano un Paese multietnico e multirazziale. Senza contare i clandestini, gli stranieri regolari aumentano di anno in anno: solo nel 2006 la percentuale è salita del 21,6, con una popolazione pari a 3 milioni 700mila abitanti. A questo ritmo nel 2027 saranno dieci milioni. Ma l'integrazione spesso non c'è

Roma - Gli immigrati scelgono l’Italia. Perché? Per cercare un lavoro, per trovare casa, per sposarsi, per mandare i figli a scuola. La vera integrazione però resta per molti soltanto un miraggio. Gli altri restano perché qui è più facile sopravvivere anche ai margini della regolarità: lavorare in nero, avere l’assistenza sanitaria o l’asilo per i propri figli anche quando non si ha permesso di soggiorno ma magari soltanto un visto turistico o di studio e poi si vedrà. Il rapporto sull’immigrazione, elaborato ogni anno dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Migrantes, convalida con le cifre una realtà che era già sotto gli occhi di tutti.

L’Italia si colloca al primo posto in Europa per il ritmo di crescita della popolazione immigrata. Oggi i regolari sono 3.700.000, in un anno l’incremento è stato del 21,6 per cento, raggiungendo la percentuale del 6,2 sulla popolazione complessiva contro la media Ue del 5,6. Soltanto nel 2006 i nuovi arrivi sono stati 700.000. Tanti quanti erano in tutto gli stranieri nel nostro paese appena 5 anni fa. Se si mantenesse questo ritmo entro 20 anni le presenze degli stranieri arriverebbero ad oltre 10 milioni. L’impennata nel numero degli arrivi regolari è dovuta alla riapertura dei flussi.

Sono le imprese italiane, le famiglie italiane a chiedere manodopera e aiuti per assistere minori e badanti: 540.000 le domande per assumere lavoratori stranieri, poco meno di 100.000 invece i ricongiungimenti familiari. Poi ci sono le nascite: quasi 60.000. Chi sono e da dove vengono? I flussi più forti, al contrario delle prime ondate migratorie verso l’Europa dall’Africa e dall’Asia, sono interni. Su dieci immigrati che arrivano sul suolo italiano la metà proviene da paesi comunitari. In testa i rumeni, 556.000 presenze, che con il loro 15,1 per cento rappresentano la comunità più numerosa. Poi i marocchini, 10,5; gli albanesi, 10,3; gli ucraini, 5,3. La concentrazione è al nord dove vivono 6 stranieri su 10. Il resto si distribuisice per il 26 per cento al centro e per il 10 per cento al sud, alle isole resta il 3 per cento. Che fanno? Gli occupati sono 1.348.000 mentre 127.000 risultano senza lavoro. L’incremeno del tasso di occupazione corrisponde a 200.000 unità scarse in un anno. Il tasso di attività è del 73, 7 e quello invece di disoccupazione dell’ 8,6 per cento. Con le loro attività gli immigrati incidono per il 6,1 per cento sul Pil, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse attraverso 2milioni 300mila dichiarazioni dei redditi.

La media dello stipendio di uno straniero èmolto bassa: 10.042. Nonostante ciò nel 2006 le rimesse dall’Italia verso i paesi di origine degli immigrati sono molto alte: la Romania è la prima destinataria dei flussi in uscita con 777milioni di euro, circa 200 i milioni verso l’Asia. Cresce anche la voglia di restare in Italia: chi può si compra anche casa: nel 2006 gli immigrati sono stati un sesto tra quanti complessivamente hanno acquistato una casa. Benché si tratti del segmento più basso del mercato (117.000 euro per una casa di 50 mq) il volume d’affari annuo complessivo è di oltre 15 miliardi di euro. Aumentano pure i matrimoni «misti»: uno su 8 coinvolge un cittadino straniero, solo per il 20 per cento riguarda donne italiane.

Quale fede professano? I cristiani restano quasi la metà e i musulmani ammontano a circa un terzo, mentre le grandi religioni orientali coprono quasi il 5 per cento. Non aumentano i cattolicima gli ortodossi: più 259.000 nell’ultimo anno. In tutto 918.000 mentre i cattolici sono 685.000. I musulmani sono aumentati di 103.000 unità grazie a ricongiungimenti e nuove nascite, arrivando a 1.202.396 persone. Tutte le cifre aumentano tranne quella dei rimpatri dei clandestini: nel 2006, su 124.383 stranieri irregolari solo il 36,5 per cento è stato effettivamente rimpatriato: nel ’99 fu rimpatriato il 64,1.