Ora le liti non distruggano un patrimonio

diLa bufera si sta addensando su san Patrignano, la famosa ed efficiente comunità per il recupero dei drogati fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli. Dissensi al vertice, fra Andrea Muccioli, che da 16 anni ha raccolto l’eredità del padre alla guida dell’istituto e i membri della famiglia Moratti che hanno sempre assicurato il loro finanziamento alla comunità. Il contrasto appare serio e dannoso: un comunicato congiunto fra Andrea Muccioli, Letizia e Gianfranco Moratti ieri sera ha annunciato che Muccioli nel giro di qualche settimana lascerà la responsabilità e la guida della comunità, alla quale aveva garantito sicurezza ed operatività.
San Patrignano aveva dato luogo a misteri e polemiche quando c’era ancora a guidarlo Vincenzo Muccioli: un morto in circostanze poco chiare e un dibattito aspro sui metodi usati per tenere i ragazzi lontani dalla droga. Poi con Andrea tutto s’era calmato e san Patrignano, anche per le sue attività tese a rieducare i tossicomani (produzioni di vino di qualità ed equitazione a un livello di eccellenza sportiva). Tutto questo aveva fatto si che la comunità riminese diventasse un esempio importante in Italia e anche all’estero. Non si tratta soltanto di soldi e di finanziamenti, c’è stata nella conduzione della piccola istituzione una continuità di volontà e di sacrificio. I Moratti assicurano che i fondi non mancheranno, ma è anche questione di passione e il nome e il sangue non sono estranei a questa continuità. Andrea Muccioli lascia e prima o poi qualcun altro prenderà il suo posto: avrà certamente i numeri, ma è da escludere che abbia la passione, che pure è necessaria. Questa bufera scoppiata per contrasti che sfuggono per ora alla pubblica opinione non deve e non può danneggiare o peggio azzerare la comunità di san Patrignano. Questo esperimento fa parte ormai della storia d’Italia, è il primo esempio efficace di lotta alla droga restituendo umanità e dignità a tossico dipendenti fino ad allora considerati marginali e inutili. Nessuno ha il diritto di cancellare le pagine della nostra storia, specie quelle che hanno richiamato positivamente l’attenzione di tutto il mondo. La speranza è che la bufera si dissolva e che san Patrignano rimanga integro e funzionale al servizio di chi ha bisogno dell’aiuto degli altri, senza che questo venga dato fra umiliazioni e sofferenze. San Patrignano è una realtà che ancora vive ed è sperabile che i contrasti esplosi negli ultimi tempi non l’uccidano. Abbiamo tutti bisogno di esempi e di stimoli e forse sarebbe il caso di non continuare a farci del male colpendo quelle esperienze del Paese che hanno superato anche le aspettative degli scettici.