Ora l'uomo esagera: in ufficio col bermuda

L'ultima rivoluzione nei codici di abbigliamento è il completo a mezza gamba: &quot;E' più fresco. E anche sexy&quot;. Ma non tutti sono d'accordo: <strong><a href="/a.pic1?ID=280334">&quot;Basta polpacci a spasso per la città&quot;</a></strong>

La regola è: polpacci. Anche maschili. Il pantalone, in ufficio, per l’uomo non è più obbligatorio: in estate può andare al lavoro con un bel completo a mezza gamba. Giacca, cravatta e bermuda. I dipendenti non possono essere costretti a sudare, solo perché hanno i polpacci meno graziosi e molto più pelosi di quelli delle colleghe: anche loro hanno diritto a esibirli, se vogliono. E a scegliere un abbigliamento che a molti sembrerà da spiaggia ma, per alcuni, è soltanto di stagione.

Il manager in bermuda è l’ultima evoluzione dello stile aziendale, dopo il casual Friday in pullover e polo e il lunedì senza calzini ai piedi, le contaminazioni dei creativi (di professione) e le camicie a mezze maniche della rivoluzione dotcom. È l’ultimo tabù che cade e la rupture, ufficialmente, avviene a Salt Lake City, Utah, dove un’agenzia pubblicitaria ha adottato il nuovo codice d’abbigliamento per l’estate 2008. Ma il bermuda da colletto bianco si è già diffuso, informalmente, per le strade di New York e non solo per motivi climatici: è considerato di tendenza, e tanto basta per renderlo attraente. Non importa se il polpaccio ostentato provoca i singulti dei puristi e le perplessità delle signore. C’è chi è convinto che sia sexy: «Sono sicuro che alle donne piaccia guardare i polpacci degli uomini o le caviglie, se sono belle» spiegava ieri sull’Herald Tribune il campione di hockey Sean Avery.

Fresco di una puntatina nella redazione di Vogue, dove ha potuto sfoggiare il completo giacca-bermuda, Avery ha precisato di «non aver chiesto» alle colleghe il loro parere ma che, in ogni caso, lo stile shorts ha basi solide nelle pari opportunità: «Perché le donne possono svestirsi e noi no?». Si può pensare che Avery, da sportivo, sia un po’ selvaggio. Ma no, fra i sostenitori del codice polpaccio c’è anche un avvocato di Manhattan, Hyman Gross, convinto che i pantaloni lunghi, in estate, siano un retaggio del passato.

La «rigidità sartoriale» - dice - non ha senso a certe temperature. Anni fa si è persino licenziato da uno studio legale perché il suo superiore era inflessibile. Gross avrebbe voluto indossare gli shorts, il capo aveva ribattuto che quello era un ufficio, non uno stabilimento balneare. Risposta prevedibile, ma troppo démodé.