Ora Magna vuole Opel Fiat pronta alla guerra contro la russa Gaz

Il piano: Mosca avrebbe il 30% del gruppo, i canadesi il 20%. Per Detroit pronto il 40% . I top manager di Gm si disfano delle quote. Lo spettro del fallimento<br />

Ora per Sergio Marchionne si apre il fronte russo. Dopo giorni di tentennamenti è uscito allo scoperto il gruppo russo Gaz che, dunque, entra in diretta competizione con Fiat. Il colosso di Oleg Deripaska ha al suo fianco la società austro-canadese Magna International e potrà contare sull’apporto finanziario di Sberbank, il primo istituto di credito del Paese di cui è presidente l’ex ministro dell’Economia, German Gref. Il consorzio ha tempo fino al 20 maggio per presentare al governo di Berlino un’offerta più dettagliata rispetto ai progetti esposti nelle scorse settimane da Magna.
Nei piani di Gaz-Magna ci sarebbe l’apertura del mercato russo a Opel con la prospettiva di vendere un milione di vetture. Il quotidiano Vedomosti, che ha dato ampio risalto all’ufficializzazione della candidatura, citando il gruppo Fiat come vero avversario rispetto ad altri potenziali acquirenti (tra questi il fondo Usa, Ripplewood), si è detto certo che alla fine Gm «preferirà l’alleanza russo-canadese». Lo stesso quotidiano ipotizza anche la futura composizione azionaria del gruppo: i russi avranno il 30,1% delle quote di Opel, Magna il 19,9%, e il 40% resterà a Gm.

Nelle intenzioni dei concorrenti di Fiat c’è la creazione di un centro di produzione globale della capacità di 5 milioni di veicoli l’anno, lasciando la sede e la produzione Opel in Germania. A disposizione, inoltre, ci sarebbe lo stabilimento di Nizhni Novgorod, dove già nasce il modello Volga Siber. Il caso vuole che questo modello (nella foto), presentato al Salone di Mosca del 2008, abbia in qualche modo a che fare con i nuovi partner di Fiat, ovvero Chrysler. Come base, infatti, utilizza l’americana Sebring degli anni ’90.

Parallelamente a Gaz-Magna anche i dipendenti di Opel stanno sviluppando un proprio piano di salvataggio, pronti a consegnarlo al governo tedesco nel caso - molto probabile - del ricorso al «Chapter 11» per la capogruppo General Motors (l’ipotesi della bancarotta ha spinto alcuni top manager di Gm, tra cui il numero due Bob Lutz, a disfarsi di azioni e partecipazioni dirette; una mossa che ieri ha affondato il titolo riportandolo ai valori di 76 anni fa).
Al centro del piano dei dipendenti c’è una razionalizzazione degli stabilimenti europei in modo che tutti possano restare attivi. Importante, per il raggiungimento di questo obiettivo, è lo sbocco produttivo in nuovi mercati, tra cui quello africano.

Il caso Opel, intanto, continua a essere monitorato anche a Bruxelles. In proposito il commissario Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, ha ricordato che nella valutazione della ristrutturazione delle attività europee di Gm, la Commissione terrà in considerazione le condizioni straordinarie in cui versa l’economia. «Gli aiuti di Stato mirati a facilitare l’accesso al finanziamento in questo periodo di crisi - ha spiegato il commissario - non possono essere soggetti a condizioni aggiuntive non commerciali riguardanti il collocamento degli investimenti e la distribuzione geografica delle misure di ristrutturazione». Un modo, questo, per evitare forme di protezionismo.

Ma non è soltanto Opel a interessare, oltre a Fiat, altri costruttori di automobili. Anche Saab, pure nel mirino del Lingotto e sempre appartenente a Gm Europa, ha altri pretendenti: tra questi la cinese Geely e una banca tedesca.
In Borsa, intanto, ieri il titolo Fiat (+3,1% a 7,6 euro) ha beneficiato del giudizio positivo arrivato da Morgan Stanley che ha alzato il prezzo obiettivo del 130% a 6 euro. Tre i punti che secondo Morgan Stanley giocano a favore di Torino: le maggiori possibilità di migliorare il bilancio per il fatto di posizionarsi come partner del settore auto in crisi di Detroit; il potenziale derivante dallo spin-off di Fiat Auto; e l’andamento del mercato brasiliano quest’anno.