Ora la malattia di Sharon mette in crisi Netanyahu

Lieve problema cardiaco per il premier mentre il Likud crolla nei sondaggi. Bush chiama Olmert

nostro inviato a Gerusalemme

Una piccola complicanza cardiaca per Ariel Sharon, e una robusta crisi di nervi per Benjamin Netanyahu, che vede il suo partito, il Likud, calare ai minimi storici nei sondaggi e con il solito malgarbo ordina ai quattro ministri di lasciare immediatamente l'incarico di governo e tornare all'ovile. Gravi ma stabili, si direbbe dunque, le condizioni di entrambi - Sharon e il Likud, anch'esso in coma profondo - anche se per motivi affatto diversi. Sharon continua a giacere, privo di conoscenza, nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Hadassah. I medici, stando a quel che scrive il quotidiano Maariv, avrebbero diagnosticato al premier un soffio al cuore. Nulla di particolarmente serio, par di capire, visto che una piccola malformazione congenita (un forellino di due millimetri in una delle cavità cardiache) gli era stato riscontrato già nei giorni scorsi, e visto che. Lunedì era cominciata la riduzione progressiva degli anestetici che lo tengono sedato, anche se le condizioni generali del paziente sconsigliano passi affrettati. Ieri, ad esempio, gli hanno dovuto sostituire un drenaggio inserito nel cranio e il catetere venoso che veicola i medicinali previsti dalla terapia. Ma nel complesso, sottolineano fonti dell'ospedale, il decorso appare incoraggiante. Esattamente il contrario sta invece accadendo al Likud, il partito che Sharon, fondando Kadima, ha lasciato come il classico cerino acceso nelle mani del suo rivale Benjamin Netanyahu. Sedici, su 120, sono i seggi che secondo gli aruspici della sondaggistica locale il Likud potrebbe ottenere alle elezioni del 28 marzo. Una differenza abissale rispetto ai 45-46 seggi sui quali conterebbe Kadima. Di qui lo scatto di nervi di Netanyahu che ieri, profondamente stizzito, ha ordinato ai quattro ministri del Likud presenti al governo di rassegnare le dimissioni. Ne è nata una vivace polemica innescata dal rifiuto del ministro degli Esteri Silvan Shalom di obbedire come un cameriere agli ordini di un signore che «con tutto il rispetto - per dirla col suo portavoce, Alon Roi - non può comportarsi come un boss. I ministri del Likud non sono impiegati del presidente, e nessuno gli può dare ordini come si fa con i sottoposti». Anche gli altri tre ministri, quello dell'Agricoltura Israel Katz, dell'Educazione Limor Livnat e della Salute Danny Naveh, avrebbero preferito consegnare personalmente le loro lettere di dimissioni al premier ad interim Olmert (che ieri ha deciso di nominare il ministro della Giustizia Tzippi Livni alla testa della diplomazia) nella seduta del governo di domenica. Ma alla fine, di fronte alla burbanza di Netanyahu, hanno abbassato le penne, scattando sull'attenti. Shalom ha invece preteso un incontro formale col capo del Likud. E dopo averne ottenuto le scuse ha annunciato per stamani le sue dimissioni dall'incarico. Scosse per il governo di Ehud Olmert, che ieri ha ricevuto per la prima volta una telefonata da George W. Bush, nessuna. Gli incarichi lasciati dai quattro verranno assegnati, fino alle elezioni, a esponenti di Kadima, come l'ex leader laburista Shimon Peres e l'attuale ministro della Giustizia Tzipi Livni. Larga parte del dibattito politico, naturalmente, è occupata dalle elezioni palestinesi che ormai sono alle viste. Ieri è sceso in campo il generale Shaul Mofaz, che all'inviato del Dipartimento di stato Usa David Welsch ha ricordato come e qualmente Israele «non accetterà in nessun caso un'Autorità terroristica» nei Territori (leggi: una possibile vittoria di Hamas). Ai palestinesi, e al presidente dell'Anp Abu Mazen, ha aggiunto Mofaz, Israele chiederà un piano dettagliato e un calendario preciso per il disarmo dei gruppi armati palestinesi. «Le scuse sono finite», ha aggiunto. All'inviato americano Mofaz non ha mancato di esternare la sua preoccupazione per il caos e l'ingovernabilità della striscia di Gaza, che un Abu Mazen sempre più indebolito non è in grado di controllare. Parlando della situazione a Gaza, Mofaz ha spiegato che Israele ritiene allo stato dei fatti prematuro l'inizio della fase sperimentale in cui si vedranno convogli viaggiare da Gaza alla Cisgiordania e viceversa. Il timore è che informazioni tecniche riguardanti la fabbricazione dei missili Kassam possano raggiungere le formazioni armate palestinesi che operano in Cisgiordania.