Ora la Margherita tace e pensa al «listone»

A largo del Nazareno prevale la linea di «non creare difficoltà ai nostri principali alleati»

Adalberto Signore

da Roma

A Largo del Nazareno tacciono tutti o quasi, tentati dalla soddisfazione di vedere finalmente in difficoltà i Ds ma pure preoccupati dall’onda d’urto che potrebbe avere sulla coalizione il coinvolgimento della Quercia nella bufera giudiziaria di questi giorni. La parola d’ordine, insomma, è «silenzio» o, in seconda battuta, «prudenza». Come a dire che se proprio si deve intervenire nel dibattito Consorte-Unipol-Bnl è bene farlo con il massimo della cautela. Perché è vero che gli affanni dei Ds e, soprattutto, la decisa frenata imposta dalle inchieste delle procure di Milano e Roma all’Opa di Unipol su Bnl non sono un problema, ma sul piatto della bilancia va pure messa la partita elettorale che si giocherà di qui ai prossimi tre mesi e mezzo. Se al Senato Ds e Dl correranno infatti con due liste distinte, alla Camera è stato da tempo stabilito di presentarsi sotto il simbolo comune dell’Ulivo. Da qui, due problemi. «Il primo - dice un dirigente della Margherita - è che un’eventuale perdita d’immagine e di consensi della Quercia costituirebbe un danno anche per noi. Il secondo, quello che spiega l’estrema cautela di questi giorni, è che ancora non sono stati decisi i nomi di chi dovrà far parte del cosiddetto “listone”». Come a dire, insomma, che con una frase di troppo su un argomento tanto delicato si rischia di non essere ricandidati.
Non è un caso, dunque, che da Largo del Nazareno trapelino ad hoc messaggi distensivi nei confronti del Botteghino, perché «la linea è assolutamente quella di tendere la mano ai Ds e non fare nulla per metterli in difficoltà». «Da parte nostra - fanno sapere i vertici dl - non ci saranno atti o dichiarazioni tali da mettere in difficoltà i nostri principali alleati. È ovvio, invece, che sul tema generale delle scalate e del collateralismo tra politica e finanza c’è e ci sarà intransigenza».
Così, nonostante gli ottimi rapporti con il presidente di Bnl Luigi Abete, ci sta che Francesco Rutelli smentisca con ventiquattr’ore di ritardo la frase «non faremo sconti». Parole - secondo le agenzie Ansa, Apcom e Adnkronos (quest’ultima le ha anche usate nel titolo di tre diversi dispacci) - pronunciate giovedì pomeriggio ma rettificate dal leader della Margherita solo ieri mattina, dopo che il Corriere della Sera le ha utilizzate per titolarci pagina 10 («Rutelli, affondo sui Ds. “Non faremo sconti”»). Sulla stessa linea Ermete Realacci, uno dei pochi esponenti della Margherita a intervenire sulla querelle. «Da parte nostra - spiega il deputato dl - c’è attenzione a non dare adito a polemiche inutili e nello stesso tempo la convinzione che la linea presa da mesi dal partito era corretta. Viviamo serenamente tutta la vicenda. Non c’è nessuna voglia di insistere, ma di voltare pagina». Si lascia un po’ andare, invece, Pierluigi Castagnetti. «Mi auguro che i partiti di sinistra - dice il capogruppo della Margherita alla Camera - non sentano il richiamo della consanguineità e della parentela e trattino la vicenda Unipol con il distacco con cui la trattano tutti gli italiani. Sono sicuro che i Ds non abbiano alcun tipo di coinvolgimento». E ancora: «Spero che l’evoluzione di questa vicenda non metta in difficoltà il movimento cooperativo. Escludo che la politica sia coinvolta e credo che ci sia sempre bisogno di una separazione netta tra la politica e gli affari».