Ora Marina smaschera il censore Grosso: "Ma non è il legale di Carlo De Benedetti?"

Lettera della presidente di Fininvest dopo le critiche mosse dal
giurista sull’esposto: "Lei parla di conflitto d’interessi famigliare, ma
è anche l’avvocato dell’Ingegnere&quot;. Il giurista replica imbarazzato: &quot;Difendo <em>Repubblica</em>, mai la Cir&quot;

Otto righe affilate per denunciare un cortocircuito che i lettori della Stampa probabilmente ignorano. Marina Berlusconi risponde per le rime a Carlo Federico Grosso, giurista autorevole e avvocato di peso del foro torinese, che sul quotidiano di casa Agnelli aveva puntato il dito contro di lei parlando di un «conflitto di interessi famigliari». Per la figlia del premier è Grosso che dovrebbe abbandonare il pulpito: attaccare la Fininvest sul fronte del Lodo Mondadori, vuol dire fare gli interessi di De Benedetti, gli stessi che il professore cura nel suo prestigioso studio di penalista. Grosso sarà pure autorevole ma pende, come la Torre di Pisa, dalla parte dell’Ingegnere. Tutto nasce dall’esposto presentato dalla figlia del premier per denunciare le presunte anomalie contenute nella sentenza che ha condannato la Fininvest a pagare 564 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti. Per Grosso quell’esposto è un’intimidazione bella e buona ai giudici della Cassazione che presto dovranno esaminare quelle carte. Più in generale, per Grosso, Marina, come il padre, è stata trascinata dentro un gigantesco conflitto di interessi che, a questo punto, riguarderebbe tutti i Berlusconi. E sarebbe arrivato alla seconda generazione.
Una tesi che si può condividere o criticare. E infatti ieri Marina risponde al professore con una lettera alla Stampa. Nella coda la sorpresa: la numero uno della Mondadori infilza il grande avvocato, togliendo dal cassetto un pezzo piccolo piccolo ma importante del suo splendido curriculum: «Sul tema del conflitto di interessi però non posso davvero che rimettermi in tutto e per tutto alla competenza del professor Grosso ponendomi sommessamente solo un’ultima domanda: ma si tratta dello stesso professor Grosso che assiste abitualmente il gruppo De Benedetti in vertenze giudiziarie particolarmente delicate e importanti, alcune delle quali hanno come controparte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi?».
Touché, verrebbe da dire. Certo, Grosso è molte altre cose: vicepresidente del Csm nei difficili anni Novanta, ha pilotato migliaia di parti civili nel processo Parmalat, per qualche giorno ha difeso persino Annamaria Franzoni e si può dire che fu un grave errore da parte della famiglia scaricarlo alla prima curva. Grosso è un nome di quelli che pesano, ma la risposta puntigliosa e impacciata del professore tradisce il nervo scoperto: «Quanto alla mia attività professionale, è notorio che io difendo da anni i giornalisti di Repubblica, ma non ho mai difeso la Cir e tanto meno sono stato parte nella vertenza Cir-Fininvest». Prima di chiudere, pure lui, con una domanda retorica: «Quale conflitto di interessi, dunque?».
Il lettore potrà naturalmente farsi una propria idea, ma Repubblica, il giornale-partito, è un po’ l’epicentro del sistema di potere messo in piedi dall’Ingegnere e Repubblica ha pubblicato librerie intere di articoli sul Lodo Mondadori. È tutto legittimo, ci mancherebbe, com’è normale, persino banale, che la corazzata di De Benedetti si schieri con il suo editore in una contesa che vale centinaia di milioni di euro, mordendo furiosamente ai polpacci le aziende del Cavaliere. Ed è altrettanto ovvio che l’avvocato di Repubblica combatta sotto la stessa bandiera. Però si dovrebbe dirlo. Prima di salire sul pulpito e spingere gli italiani all’indignazione. Non dopo, con una risposta che è uno slalom impossibile fra De Benedetti e i suoi giornali.