«Ora per Marrazzo si profila un futuro sempre più incerto»

L’ultima (solo in ordine di tempo) bordata di critiche sul calendario venatorio da parte delle associazioni di sinistra ha confermato che Marrazzo si trova in seria difficoltà nei rapporti con i suoi alleati. «La percezione negativa dell’operato della giunta regionale deve essere talmente elevata - ha detto ieri Donato Robilotta, capogruppo del Nuovo Psi in Consiglio regionale - che il segretario regionale dei Ds, Michele Meta, arriva a proporre una commissione sugli sprechi pur di metterci una pezza». «La maggioranza invece ha aggiunto un numero sconsiderato di commissioni - ha spiegato Robilotta - ma non ha voluto istituirne una di vigilanza e controllo sull’operato della giunta ed enti regionali come prevede lo Statuto».
«A questo proposito da ex assessore agli affari istituzionali e da “padre” dello Statuto, mi sento in obbligo di affermare - ha proseguito Robilotta - che diversamente da quanto sostengono alcuni esponenti della maggioranza, la carta costituzionale regionale non c’entra niente con l’aumento delle commissioni, infatti il nuovo Statuto della Regione Lazio prevede come obbligo solo tre commissioni: affari costituzionali e statutari, affari comunitari e quella di vigilanza sul pluralismo dell’informazione».
Stando così le cose, quale futuro può avere la non proprio unita coalizione guidata dall’ex anchorman di Raitre? Se lo chiede, a nome di tutti i cittadini del Lazio, giustamente preoccupati, Francesco Giro, consigliere politico del coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi. «Vogliamo sapere se il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo può ancora contare sul sostegno della sua maggioranza - ha detto ieri Giro - oppure ha scelto la vecchia ricetta del tirare a campare. In solo 50 giorni Marrazzo ha litigato con tutti: con i comunisti di Diliberto ai quali non sapeva quale assessorato assegnare; con la Margherita di Rutelli sulla controversa e ancora irrisolta questione del gassificatore di Malagrotta; con Rifondazione comunista sulla distribuzione delle Commissioni speciali e ordinarie; con i Ds per la moltiplicazione degli incarichi e delle consulenze; con sè stesso ovvero con il Presidente del Consiglio regionale Pineschi, eletto nella lista civica Marrazzo, colpevole di rivendicare l’autonomia del consiglio dalla giunta».
«Insomma - sottolinea ancora Francesco Giro - una guerra di tutti contro tutti che dimostra la paralisi nella quale è caduta la giunta Marrazzo che ora dovrà cercarsi i voti per approvare il prossimo assestamento di bilancio, il primo atto importante della nuova amministrazione di sinistra, che temiamo verrà sottoposto a una moltitudine di condizioni incrociate e di diktat dei partiti e delle loro segreterie, quanto basta per rimpiangere il Presidente uscente Storace». «Se Marrazzo fosse lo stesso di quello conosciuto e apprezzato su “Mi manda Raitre” - ha concluso l’esponente di Forza Italia - non esiterebbe un attimo a rassegnare le proprie dimissioni. Non lo farà e tirerà a campare per cinque anni con buona pace dei romani e dei laziali».