È ora di mettere una pietra sopra al curling

Tony Damascelli P inerolo capitale del curling. Non scherziamo. Già c’è una certa fatica in barricata a tenere duro con il Galup, la grande, storica specialtà della Valle, il panettone basso e largo, quello con la crosta che sembra sughero, Galup sta per Goloso e adesso a Pinerolo dicono, lo dice il sindaco Barbero, si sono ingolositi per queste bocce sul ghiaccio, per lo stone e gli sweeper, per gli end e per quell’house che è la casa dentro la quale si decidono le sorti di una partita e di un Paese. Alle Olimpiadi succede; quando finiscono gli entusiasmi e lo stress, quando evaporano le medaglie e il ricordo si fa un po’ lancinante, ecco che ti chiedi: ma dopo cosa succederà?
Pinerolo, sito antico della scuola di cavalleria, qui Gianni Agnelli avrebbe voluto che si tornasse a quell’epopea, al punto da incaricare Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus, di occuparsi dell’aspetto imprenditoriale. Negativo. L’idea romantica dell’Avvocato, il Personaggio più presente e vivace tra i sedicenti vivi Illustri dell’Olimpiade torinese, quell’idea è rimasta tra i sogni non realizzati. Mentre Barbero spinge sulle pietre di granito scozzese, spinge perché quel palazzo del ghiaccio possa ospitare ancora altre manifestazioni dello stesso sport. Segnalo che uno degli svizzeri del curling, dopo aver fatto i complimenti all’organizzazione, ha detto: «Ma qui, per fare le cose per bene e non soltanto vendere parole, ci vorrebbe un altro impianto, dove allenarsi, dove poter giocare a hockey, una struttura parallela, altrimenti tutto finirà».
Verità svizzera. Quelle invernali sono state infatti due Olimpiadi: la prima, bella, di Torino; la seconda, incasinata, della montagna, in una gola soffocante che è la val Chisone, là dove la gente ha fatto fatica a salire, per lo stato delle strade, per la difficoltà dei trasporti. Pinerolo sogna, Barbero anche, il curling ha vissuto due settimane di gloria.
Temo che qualcuno ci abbia già messo uno stone sopra.