"Ora mi tuffo nelle melodie messe in soffitta dai Beatles"

<div>Il cantante annuncia un disco di classici degli anni Trenta in cui rivisita brani famosi di Cole Porter, Nat King Cole, Sinatra</div>

Dal nostro inviato a Londra

Ma guarda un po’ che cosa gli è venuto in mente. Ciao ciao bambina. Paul McCartney, quasi settant’anni di cui 50 trascorsi nel ruolo di mito, arriva cantando Modugno per annunciare che pubblica un disco di classici anni ’30. Già: da Cole Porter a Irving Berlin, tutta musica che c’era prima. «Prima del rock’n’roll», precisa lui, magro come un chiodo, vestito come un milionario a Miami (abito blu, camicia rosa), pelle del volto così tirata che neanche un bambino, taglio di capelli finalmente umano: si vede che è arrivata una nuova moglie. E si sente anche. Perché non l’avete mai ascoltato così. Così confidenziale, s’intende: toni bassi, quasi sussurrati, e arrangiamenti che più vintage non si può. In Kisses on the bottom, che esce a inizio febbraio, si mette nei panni di Nat King Cole quando cantava It’s only a paper moon. O di Dean Martin e Sinatra in Bye bye blackbird. E persino di Louis Armstrong quando gli veniva voglia di suonare Home (When shadows fall). Insomma, probabile che a Michael Bublé, un pivello al confronto, verrà un po’ di sana invidia. Appena appena. Garantito al limone che un disco così sarà un best seller. E va bene, dirà qualcuno: ma che noia. Invece no. Se sei inseguito, si fa per dire, dal fantasma dei Beatles, l’unico rimedio è andare indietro nel tempo senza invecchiare. Ritorno al passato. Quello remoto. «E così ho fatto io», ridacchia sir Paul, mentre illumina gli occhi come un ragazzino, accidenti.

Però ce ne ha messo di tempo per decidersi.
«Ogni volta che stavo per farlo, a qualcun altro veniva la stessa idea. Robbie Williams. O Rod Stewart. O tanti altri. Alla fine il produttore Tommy LiPuma mi ha detto: fallo lo stesso e fregatene».

Di che cosa?
«Di sembrare un copione».

Strano sentirlo dire da uno che mezzo secolo fa ha fondato i Beatles.
«Ai cinquant’anni dei Beatles pensano gli altri».

Lei pensa ai 70 che sta per compiere (il 18 giugno)?
«Ma che dici settant’anni? Ne ho quindici».

E vabbé. Ma perché quasi tutti standard americani?
«È la musica che ascoltava mio papà quando ero bambino. E la suonava anche al piano. E quando io e John (Lennon, ndr) ci siamo messi a scriver canzoni, abbiamo mescolato il rock’n’roll con l’influenza di queste ballad. Così sono nati i Beatles: sono partiti da suoni di trent’anni prima. E oggi io ne ho di nuovo voglia».

Pure dal vivo?
«Farò un concerto a Los Angeles. E, lo dico per la prima volta, parteciperò ai Grammy Awards. Poi magari mi esibirò in piccoli club».

Però lo ammetta: non sarà facile cantare come sul disco.
(Intona qualche verso in un piccolo microfono). «Così?».

Appunto. Mai sentito un McCartney con note così basse e sensuali.
«Non volevo cantare come un tenore, ma essere più confidenziale, intimo. Come se fossi nella stanza di chi mi ascolta. Questo ho detto a Diana Krall e alla sua band che mi ha accompagnato in studio».

Certo, se poi per i due brani inediti si chiamano Stevie Wonder ed Eric Clapton...
«Ho inciso My Valentine con un mio assolo. Ma volevo qualcosa di più blues. E allora ho detto: perché non chiederlo a Eric? Però gli ho mandato il brano con un “buco” dentro: mi vergognavo a fargli sentire la mia parte di chitarra. E lo Stevie Wonder di Only our hearts è stato un miracolo: ci ha impiegato appena mezzora per inciderlo. Un genio».

Ma non crede che oggi a molti faccia troppo comodo riscoprire il passato?
«Il vero problema è sapere come realmente fosse il passato cui ti rivolgi. Prendi il film The artist, anche quello è un esempio di come si deve fare. Io ho immaginato di vivere negli anni Trenta».

Però ci sono brani dei Beatles che avrebbero potuto essere suonati allora?
«Vero. Honey pie, senz’altro. Ma anche Michelle. Qui avevo pensato anche di inserire The long and winding road. Ma ho evitato: era una scelta troppo furbetta».

Però il passato torna sempre. Nella sera di Natale lei e Ringo Starr vi siete scambiati i regali da Cecconi’s a Mayfair, il ristorante italiano preferito da Mick Jagger.
«Sì ma cosa ci siamo dati è un segreto...».

E molti si chiedono quale sia il suo. Tanti al suo posto starebbero in vacanza a vita.
«In questo momento sono molto felice. E ho una moglie amabile. Specialmente quando dorme (ma non è una polemica: è solo un modo di dire inglese)».