Ora il Milan ha le spalle al muro «Sono Ringhio, non l’ultimo arrivato»

GENNARO «Per giocare non aspetto gli infortuni di altri. Io via? Ne parlerò in società». Oggi l’incontro

Gli uomini veri non si nascondono dietro un dito. Rino Gattuso è un ragazzo sanguigno, vive di calcio e per il calcio, e se c’è da mettere la faccia, nella buona (durante i trionfi) come nella cattiva sorte (confessò l’errore commesso nell’ultimo derby), non si tira certo indietro. Dopo anni di frequentazione di microfoni e taccuini, sa anche come rispondere alle domande più insidiose e con quale stato d’animo presentarsi all’appuntamento. Così nel giorno del chiarimento, pubblico, del suo caso chiacchierato, mai una parola fuori posto, mai un aggettivo oltre il tono educato, mai una espressione in grado di ferire i suoi sodali si possono cogliere nel virgolettato del calabrese. La sostanza del suo tormento, anticipata da il Giornale, è la seguente: «Io sono Rino Gattuso, non l’ultimo arrivato, e non devo aspettare che qualcuno si faccia male per giocare». Riferimento esplicito alla frase di Adriano Galliani dettata a Sky («questo modulo 4-2-fantasia ci piace molto e prevede due soli centrocampisti») dopo lo spettacolare 4 a 3 col Cagliari. «Mi sento ancora forte, mi spiace non dimostrarlo, Ambrosini e Pirlo stanno facendo benissimo, ma non accetto il pensiero di non essere più indispensabile» l’altro passaggio utilizzato dall’interessato.
Nel giro di qualche mese Gattuso si è ritrovato da componente del nucleo storico milanista a ruota di scorta dell’attuale Milan di Leonardo: si spiega così l’improvvisa depressione che l’ha colpito spingendolo a chiedere un incontro con Galliani (ci sarà nelle prossime ore, già oggi venerdì, ndr). «Devo parlarne con la società perché non è bello dopo 11 anni giocare ogni tanto. Sono al Milan da 11 anni, questa è casa mia e non lo dimentico ma sono sincero e quando ho dei malumori, li confesso» il terzo, decisivo passaggio dietro il quale si può cogliere la strategia del calabrese. «Se non sono utile alla patria, meglio che vada a giocare da un’altra parte» insomma. Con le difficoltà che una richiesta del genere comporta. A gennaio Gattuso vorrebbe un trasferimento in prestito, soluzione gradita zero in via Turati e non solo per questioni economiche.
Ultimo chiarimento di Rino: «Non ho ancora recuperato dall’infortunio e sarei bugiardo se non confermassi che per il mio stato attuale e per il poco spazio avuto non sono affatto contento». Tutto vero: gli infortuni hanno complicato lo stato psicologico del calabrese oltre a togliergli importanti occasioni per andare in campo. L’esclusione che ha ferito a morte Gattuso è stata quella con il Real Madrid a San Siro: ma è una, e una soltanto, troppo poco, secondo Galliani e lo stesso Leonardo, per sentirsi già ai margini del Milan. «Rino ha parlato per eccesso d’amore» il primo commento del dirigente milanista. I due hanno un feeling straordinario. Fu il pressing del dirigente, oltre che la ferma opposizione di papà Franco, a convincere Gattuso a cestinare l’offerta del Bayern di Monaco nell’estate del 2008. Ricucire è l’ipotesi più attendibile al momento. Non c’entra nemmeno la Nazionale. Rino l’ha detto a chiare lettere: «Lippi mi ha garantito che mi porterebbe in Sud-Africa anche se giocassi poco» ha fatto sapere. E non facciamo alcuna fatica a credergli.
L’utilizzo delle migliori risorse del Milan non è un argomento collegato solo a Gattuso. Si può estendere a Inzaghi, a Flamini e alla mancanza di turn-over (leggere Seedorf), rilievo messo sulle spalle di Leonardo per la prova col Marsiglia. Forse, per dare una risposta utile a Gattuso, si può anche dare una mano agli altri trascurati del Milan.