Ora Milano ha il suo «museo dell’Ottocento»

Il «debutto» sabato 11 marzo con apertura fino alle 24

Ferdinando Maffioli

«Una lavoro formidabile, immane, corale». Ieri Milano ha ritrovato al sua villa neoclassica più bella, quella residenza da favola che molti milanesi conoscono magari solo come ex sede, al piano terra, di matrimoni civili, e il sindaco Albertini ne è orgoglioso. Tre anni di lavoro per un restauro radicale e 7 milioni di euro per recuperare un «pezzo di storia» ambrosiana. Diventata anche un concentrato di arte perché ora la città ha «il museo che attendeva da tempo, dedicato specificatamente all’Ottocento». Il sindaco ha parlato nello splendido salone da ballo, al primo piano dove si dispiegano i dipinti e le sculture del Romanticismo storico, della Scapigliatura, del Divisionismo, del Realismo.
Un’occasione importante per fare il bilancio della cultura milanese. Per questo ci sono Rocco Buttiglione, ministro dei Beni culturali, il vicesindaco Riccardo De Corato, l’assessore Stefano Zecchi. «Oggi siamo in un luogo dove finalmente si può tornare a parlare di bellezza - precisa il responsabile della Cultura di Palazzo Marino -. Solo pochi decenni fa sembrava un concetto in disuso, spazzato via dalla cosiddetta modernità».
Sabato 11 marzo, con apertura straordinaria fino alle 24, con visite guidate, concerti e letture, i milanesi potranno rendersi conto direttamente di questo loro gioiello architettonico ritrovato. Col nuovo nome di «Belgiojoso-Bonaparte» e dove sono anche state eliminate tutte le barriere architettoniche.
Tra le novità più spettacolari ci sono il gesso originale della «Ebe» di Canova, ricomposta dopo il danneggiamento subito dalla bomba fatta esplodere dalla mafia nel luglio del 1993, che devastò il Pac e parte della Villa, e le due nuove tele dell'Appiani, «Claude Louis Petiet con figli» e «Madame Petiet con i figli». Ma ci sono anche le sculture del Canova, i ritratti di Francesco Hayez fino alle sperimentazioni di Giovanni Segantini e Gaetano Previati. Al primo piano, dopo lo scalone monumentale, il cui restauro ha riportato alla luce i suoi decori originali, è collocato «Il Quarto Stato» di Pellizza da Volpedo, manifesto del Divisionismo e della pittura sociale.
«Per questo vero e proprio rinascimento culturale abbiamo investito, in questi nove anni di governo della città, oltre 300 milioni di euro» interviene il vicesindaco De Corato. Aggiungendo poi: «Tutti di tasca del Comune, con la filosofia del “ghe pensi mì”, da Roma non è arrivato un euro».
Quanto al ministro, ha annunciato anche dieci interventi, che saranno indicati la prossima settimana, per fare sempre più di Milano una delle capitali europee della cultura. «La mia presenza costante qui - ha aggiunto - è la prova che il governo deve “esercitarsi” dentro Milano, essere presente».

Poi è stato prodigo di elogi per Zecchi («Lo dico sottovoce, ma è raro trovare un assessore alla Cultura che sia anche persona colta») e per il sindaco: citando Machiavelli, ha detto che Albertini «offre un modello di “Principe” non previsto: quello che non solo regge con il suo senno e la sua prudenza il governo, ma si circonda di persone che ne esaltano i risultati».