Ora a Milano solo il risotto e la cotoletta 

Il sindaco di Lucca fa benissimo a voler vietare i kebab nel centro storico. Finché ce n’è qualcuno in periferia, passi.Ma ditemi voi che cosa c’entra la cucina araba in mezzo ai palazzi medievali e tra le strade dove ha camminato Dante in esilio. A Lucca si mangiano la minestra di farro, il biroldo, la pasimata e la torta co’ becchi, mica quei panini ripieni di carne di pecora infilzata ed esposta in vetrine conle moscheche gli girano intorno. Che se la mangino loro, quella roba lì.

Bisogna difendere la nostra tradizione e la nostra identità a partire dalla cucina, e che caspita. E siccome non è che ce l’abbiamo congli arabi o che siamo xenofobi o peggio ancora razzisti, dico subito che lo stesso trattamento va riservato agli orribili McDonald’s. Dicon sempreche l’America ha tirato due bombe atomiche sul Giappone. E la terza bomba atomica, quella lanciata contro i fegati di mezzo mondo, dico: dove la mettiamo? Quanti morti han fatto i loro hamburger, i loro Cheeseburger, i McToast, i Filet-O-Fish, i Big Mac, i McChicken? E le loro salad? E vogliamo parlare delle salse? Parliamone. Cos’è che c’è dentro quelle salse lì, un’arma segreta? Intendiamoci. Anche qui, seuno vuole avvelenarsi, padrone. Ma vada in un centro commerciale, non in una città d’arte. Anche a Milano il McDonald’s mi piace proprio poco poco. Figuriamoci che è in Galleria. Per mimetizzarsi han messo l’insegna nera e oro come il Savini, che è lì di fianco. Roba da matti.

Quindi per par condicio via, sciò, foera di ball a tutti e due, kebab e americani.

Anche se, per dirla tutta, non mi piace neanche che qui a Milano ci siano tutti ’sti ristoranti cinesi e giapponesi. I primi non hanno ancora scoperto le forchette e i coltelli; i secondi non hanno ancora imparato a cuocere il pesce. E noi dovremmo andare a mangiare in quei posti lì. Mah.

La verità è che bisognerebbe mandare via tutta la cucina straniera. In Italia si mangia italiano, fine del discorso. Oddio, si fa in fretta anche a dire italiano. Le pizzerie, ad esempio. Non voglio dire che non sia cucina italiana, eh. Però c’è Italia e Italia. Buonissima la pizza, oh, sia chiaro. Ma non è che ce ne sono un po’ troppe, di pizzerie qui a Milano? Adesso va bene l’accoglienza; va bene la mano tesa; va bene il cuore grande di Milano, perònonaveva tutti i torti neancheil D’Anzi: «Canten tucc lontan de Napoli se moeur ma po' i vegnen chi a Milan».

Sempre senza offesa, avrei qualcosa da dire anche su tutte ’ste trattorie toscane, emiliane, abruzzesi. Son tutte cucine buonissime. Però sarebbe meglio che ognuno le sue cose se le mangiasse al suo paese. È anche una questione di rispetto: io se vado in Emilia mangio le lasagne e inToscana le bruschette e la fiorentina. Lorochefaccianoilpiacere,quandovengono qui, di mangiare quello che vogliamo noi.

Insomma in Lombardia si mangi lombardo. Anzi, inprovincia diMilanosimangimilanese, perché una roba sono i piatti di Pavia o di Brescia, una roba è il nostro risotto. Che poi a voler essere pignoli anche la provincia di Milano non è tutta uguale. A Monza, per esempio, nel risotto ci mettono la salsiccia.

Lancio dunque una proposta al sindaco Moratti: che faccia come il suo collega di Lucca, a Milano si mangi milanese punto e chiuso. Risotto giallo, cotoletta, mondeghili, cassoeula e buseca. Anche se poi, a essere sinceri, c’è Milano e Milano. Un conto è il risotto che fanno alla Bovisa, un conto è quello che fanno qui in via Santa Marta. Perché il multiculturalismo sarà anche una bella roba, ma non esageriamo.