Ora è il momento di Giuseppe il Cossiga «sconosciuto» del Pdl

Diceva Francesco Cossiga con una delle sue battute: «Ho due figli. Una comunista bolscevica, l’altro di destra, fascista». Scherzava, alla sua maniera, e giocava con gli estremi. Certo, da oggi l’ingombrante eredità del Picconatore poggia tutta sulle spalle di Giuseppe Cossiga. E’ stato lui a dirigere le operazioni legate al funerale e alla gestione di queste ore di lutto. Giuseppe Cossiga, classe 1963, è un personaggio schivo, ma sbaglia chi crede che sia come quelle piante che crescono gracili perché soffocate dalle querce che hanno rubato loro la terra per espandere le radici. Tutt’altro. In politica dal 2001, quando esordì come deputato a Luino sul Lago Maggiore, Cossiga junior è un personaggio appartato ma non è l’ombra del padre. Oggi è sottosegretario alla Difesa e in quel ruolo non si capisce se prevalga l’animo del politico o quello del tecnico. Di sicuro i due lati sono attaccati con la colla di una personalità rigorosa, forte, netta nei modi. E talvolta aspra, con rigidità che portano dritto al padre e alla sua terra d’origine, la Sardegna. Narra Enzo Scotti, per lunghi anni compagno del genitore nella Dc e oggi sottosegretario agli Esteri: «Giuseppe mi ha raccontato di aver messo in riga un pezzo grosso non so di quale arma che lo snobbava. Quello si giustificava spiegando di aver riferito in parlamento e lui gli ha ingiunto di rapportarsi a lui, insomma al Governo. Cossiga - aggiunge Scotti - ama la politica come il padre, ma a differenza di Francesco che prediligeva la carambola in parlamento, lui preferisce i ruoli dell’esecutivo e l’arte del governare».
Guido Crosetto che è l’altro sottosegretario alla difesa, ne decanta le competenze tecniche: «Giuseppe è un pozzo di cultura, esattamente come lo era il padre. Parla perfettamente inglese e francese e devo dire che se c’è un posto che sembra pensato e lui è proprio quello in cui sta. È ingegnere aeronautico, ha lavorato in giro per il mondo, in Finmeccanica e in Autostrade, sa tutto degli aerei, sa tutto degli eserciti, sa tutto dei reparti, sa tutto dei reggimenti e poi delle bandiere, degli stemmi, delle battaglie. Mette in crisi colonnelli e generali perché le sue conoscenze sono sterminate».
Insomma, Cossiga junior è una rivelazione e per certi aspetti, ma solo per quelli, una specie di replicante del padre, senza i complessi e le sedute sul lettino della psicoanalista che caratterizzano spesso i figli cresciuti in famiglie dai cognomi importanti. Giuseppe Cossiga è un personaggio autorevole con punte di autoritarismo, ultratecnologico come il celebre genitore, curiosissimo e spiazzante. Sa tutto ma proprio tutto degli uccelli, con la competenza di un ornitologo, e cita, magari seduto alla scrivania del ministero, i nomi latini di questo o quel pennuto. Ama i giochi di ruolo, ha presieduto pure un’associazione che si dedicava a estenuanti battaglie, è un fine intenditore di musica classica. Ha una moglie, Barbara, riservata quanto e più di lui, con cui fila a meraviglia, e un figlio, Alessandro, cocco del nonno. Politicamente, si colloca alla destra del padre: «È un conservatore», riprende Scotti che alla Link University ospita la sorella Anna Maria, antropologa e «rivoluzionaria» di famiglia. Ed è sempre stato dalla parte di Berlusconi, a differenza di Francesco che interpretava l’ardo parlamentare come un fregio barocco. «Giuseppe non è mai stato democristiano - aggiunge Isabella Bertolini, deputato ed ex vicecapogruppo di Forza Italia, ma soprattutto su amica da molti anni - direi che lambiva certe posizioni del vecchio Msi e scherzando definiva il padre un cattocomunista».
Da Francesco ha preso però quel senso delle istituzioni che è un tratto distintivo della famiglia. Un episodio basta per spiegare il suo carattere: negli anni in cui Cossiga senior era presidente della Repubblica, il figlio andò a trovarlo al Quirinale due volte in tutto, in un’occasione, pare, per fare una fotocopia. Tanto che venne addirittura fermato all’ingresso: nessuno lo conosceva e ci volle qualche minuto per far evaporare la diffidenza del personale. Col padre si incontrava lontano dai saloni e dagli arazzi.
Amante della forma, ma non formalista, la sua scrivania a Palazzo Marina è ingombra di modellini di aerei, navi e soldatini da lui stesso costruiti con maniacale perfezione. Ma è anche un uomo pratico: «Di solito - conclude Crosetto - i sottosegretari si rubano competenze, ma con me è accaduto il contrario: gli ho ceduto tre stanze e lavoriamo gomito a gomito». Una storia che ricorda Cossiga senior: istituzionale ma mai retorico.