Ora Mugabe vuole fare ricontare i voti

Dopo l’ammissione della sconfitta elettorale sembrava che Robert Mugabe, il padre-padrone dello Zimbabwe ridotto alla miseria grazie alla sua ricetta di populismo di sinistra, fosse rassegnato a farsi da parte. Questo esito non è ancora escluso, ma chi ci spera dovrà armarsi di molta pazienza e mettere in conto l’eventualità di sgradite sorprese. La notizia del giorno, infatti, parla della volontà sua e dei maggiorenti del suo partito - lo Zanu-Pf - di fare ricorso presso la commissione elettorale per contestare la validità del risultato elettorale.
In pratica, Mugabe vuol fare ricontare le schede nelle aree dove la vittoria del partito di opposizione Mdc è stata ottenuta per pochi voti. E vista la tradizione di scarsissimo rispetto per le regole democratiche, questo sembra nient’altro che un modo per capovolgere a suo favore il risultato usando un metodo formalmente legale.
Continuano intanto le minacce contro l’Mdc che si è permesso di cantare vittoria prima della diffusione dei risultati ufficiali: sono provocazioni contro i combattenti per l’indipendenza, ripete un portavoce del movimento guerrigliero di cui Mugabe fu il capo. E viene diffusa con evidenti fini diffamatori la voce secondo cui il capo dell’Mdc Morgan Tsvangirai sarebbe d’accordo con l’ex potenza coloniale britannica per restituire ai farmers bianchi le terre che Mugabe ha loro espropriato per elargirle a coloni neri: una mossa populista che è all’origine del drammatico impoverimento del Paese, passato dal ruolo di esportatore netto di derrate alimentari a quello di sfamato dalle donazioni umanitarie occidentali.
«Sembra che queste elezioni - ha detto con tipico tono populista Didymus Mutasa, uno dei capi dello Zanu-Pf - siano state usate per consentire una nuova invasione (britannica, ndr) dello Zimbabwe. Ci viene riferito di coltivatori bianchi che tornano a minacciare i neri che hanno preso il loro posto nelle aziende espropriate. Devono smetterla, o saranno perseguiti secondo la legge».
Arrivano sempre col contagocce, intanto, i risultati delle altre consultazioni elettorali tenutesi ormai una settimana fa. Una presa di tempo che non fa che giustificare i sospetti di chi accusa Mugabe di volerli «addomesticare» a proprio vantaggio. Si continua comunque a parlare della prospettiva di un ballottaggio tra lo stesso Mugabe e Tsvangirai (la data potrebbe però slittare anche di due mesi da quella prevista del 19 aprile) e i più ottimisti affermano che queste dilazioni servono in realtà allo Zanu-Pf per negoziare in segreto un compromesso accettabile coi nuovi vincitori.