Ora nelle boutique si fa shopping bevendo drink e caffè

Fai «un salto» in una boutique del centro per dare un’occhiata alle novità, e finisci per sorseggiare un cocktail. O per ritrovarti nel mezzo di un massaggio rilassante. Rischiando di prolungare i cinque minuti che avevi preventivato in un intero pomeriggio. Strano? Niente affatto, perché i caffé, i lounge bar e i centri benessere più ricercati oggi si nascondono all’interno delle boutique delle grandi griffe della moda. Niente insegne né pubblicità, perché la tendenza è l’anonimato. Almeno in apparenza. Più snob che mai, perché le insegne «urlate» non vanno più. Dunque succede che il bar nascosto nella boutique è proprio quello meno frequentato dal popolo più modaiolo e «localaro». Quello che quando «scopre» un posto, lo fa diventare tanto popolare da renderlo infrequentabile, proprio perché troppo frequentato.
Ecco allora che passeggiando per via Verri ed entrando in uno fra i negozi più trendy del momento, DSquared2, per provare l’ultimo modello di «pump» dal tacco killer, si scopre che oltre la boutique c’è una champagnerie griffata Mumm. Inaugurata da poco dai fratelli Dean e Dan Caten, occupa un piccolo cortile arredato in un raffinato (e rielaborato) stile canadese.
A pochi metri, anche la boutique Aspesi di Montenapo sta per aprire un caffé. Progettato dallo Studio Tomato, avrà lo stesso stile del negozio e grandi vetrate sul cortile interno. Privo di insegne anche il bar «sul retro» della boutique maschile Dolce&Gabbana di corso Venezia, che occupa (insieme a una bottega di barbiere) un intero cortile.
Nato come ritrovo per intellettuali e artisti, il Gigli Cafè, che si trova all'interno del nuovo quartier generale di Romeo Gigli, invece un’insegna ce l’ha. Ma qui è la strada (via Fumagalli) ad essere nascosta nella selva di viette intorno ai Navigli. Ecco, luoghi come questi sono quanto di più distante dalla cultura Anni Ottanta-Novanta si possa immaginare. Qui l'ostentazione non è concepibile. O, se c’è, non è visibile all’esterno. Tutto è nascosto all’interno del «fortino» delle griffe. E pensato per una clientela raffinata, di nicchia.
Probabilmente non pensava ai grandi numeri nemmeno Gianfranco Ferrè, quando decise di aprire un centro benessere all'interno della boutique di Sant’Andrea. Tanto esclusiva quanto nascosta, la Spa Ferrè oggi è in ristrutturazione, e riaprirà all'inizio del 2009. Intanto questa strada è stata seguita da Tad, concept store etno-chic di via Statuto, nel cuore di Brera, che oltre alla Spa ospita un ristorante.
Certo il connubio fra moda, caffè e cibo esiste e funziona da tempo. I precursori? Carla Sozzani con il suo 10 Corso Como, Armani con Nobu e l'Armani Cafè, Trussardi con lounge e ristorante, e Gucci con l’omonimo caffè. Qui però il locale vive di vita propria e ha già il suo nome. Aperto a una clientela più vasta ed eterogenea, è visibile a tutti. Gli altri hanno optato per l’effetto sorpresa, oltre che per l’anonimato «no logo». Gli altri sono locali volutamente sottotono. E non è un caso che piacciano tanto a certi milanesi chic, che vivono all'insegna dell’understatement.