Ora Nelly riposa per sempre con Ludovica

(...) di chi l’ha cresciuta e l’ha «vista crescere», delle istituzioni e dei ristoratori di Anzio, la cittadina dove il fidanzato gestisce un locale e dove Nelly aveva lavorato anche mercoledì sera, prima di salire in macchina e andare incontro al suo triste destino. «Era una persona semplice, educata, solare»: gli aggettivi in attesa dell’arrivo del feretro si sprecano tra i presenti, molti in lacrime, altri disperati. Tutti la dipingono come una ragazza «studiosa» e «innamorata», attaccata alla vita come solo chi crede nei propri sogni può essere.
Quando la bara, bianchissima, si ferma davanti al cancelletto della parrocchia, un intero quartiere di villette a schiera, quiete e prati ben curati, si è radunato per darle l’ultimo saluto: davanti al piccolo corteo c’è il padre, Antonio Gerardi, tenente dei caschi bianchi del XIII gruppo: «Perché me l’hanno portata via», si chiede un paio di volte con un filo di voce, mentre si stringe tra gli abbracci commossi dei suoi cari. «La tragedia nella tragedia è che il papà si è sempre impegnato per reprimere incidenti del genere», commenterà poco dopo Giacomo Vizzani, presidente del XIII Municipio. Mentre il vicesindaco di Roma, Mauro Cutrufo, chiederà di «inasprire le pene visto il reiterarsi di questi episodi», considerandoli non più come «omicidi colposi, ma volontari».
Alla funzione erano presenti l’ex attaccante giallorosso Marco Delvecchio, che si è definito «un amico di famiglia» e il sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, mentre il giocatore-simbolo della Roma, Francesco Totti, ha voluto mandare una corona di fiori. Durante l’omelia il parroco, Don Francesco Pesce, ha descritto la giovane come «una ragazza alla continua ricerca del mistero e della bellezza della vita, un’anima buona e pulita». Poi, prima di concludere la cerimonia, ha dato la parola alla sorellina di 15 anni. Giorgia, occhiali bianco avorio e sguardo stravolto, dopo aver passato quasi tutta la funzione appoggiata sulla spalla del padre per cercare di darsi forza, si è alzata in piedi e dal podio ha letto una lettera indirizzata a Nelly: «Ciao sorè - ha scandito tutto d’un fiato - quello che sento è solo dolore. Mi mancheranno le nostre litigate e le nostre chiacchierate in camera. Mi avete lasciata da sola tu e la mia nipotina. Ma mi avete lasciato la forza di sostenere mamma, papà e il mio altro fratello, Gianluca, il tuo principe azzurro. Non vi dico addio perché voi siete la mia luce che da guida mi farà». Infine la bara, sulla quale erano adagiate un mazzo di gigli bianchi e uno di rose rosse, è stata portata al cimitero di Trigoria. Allora il cielo, già gonfio di nuvole, si è fatto plumbeo e il vento, alzandosi, ha soffiato via per custodirli chissà dove i sogni di Nelly. Che, ora, riposerà per sempre con la sua piccola, senza che nessuno possa più dividerle.