«Ora organizzano le ronde intorno alle nostre case»

Un tempo i vicini li trattavano con rispetto, ammirazione spesso ruffiana. Era chic poter annoverare tra i propri amici uno dei top manager dell'Aig, il colosso mondiale delle assicurazioni. Oggi quegli stessi manager sono costretti a togliere il proprio nome dalla casella della posta e quando escono per strada vengono insultati. Volano spintoni e qualche sputo. La società ha dato ordine di non parlare con i giornalisti, ma di tanto in tanto qualcuno si lascia andare a condizione di non svelare nome e cognome. «Non ce la faccio più a vivere nell'angoscia», dichiara un dirigente. «Sono terrorizzato che possa succedere qualcosa ai miei figli», si sfoga un altro. Non sono preoccupazioni infondate. Un giornale del Connecticut ha pubblicato alcune delle e-mail inviate all'Aig. Grondano odio, rancore, violenza: «Ammazzeremo te, tua moglie e i tuoi figli», «Devi soffrire per l'eternità», «Il sangue scorrerà per le strade».
C'è chi non regge più e si dimette. C'è chi decide di trasferirsi e di intestare la nuova casa alla moglie. Quelli che restano assumono guardie private che presidiano le abitazioni 24 ore su 24. Anche perché da qualche giorno sono iniziati nel Connecticut giri turistici che mostrano «lo stile di vita dei ricchi e infami», organizzati dal neocostituito «Partito delle famiglie che lavorano», un'associazione che raggruppa esponenti della piccola e media borghesia ridotta sul lastrico dai supbrime e dal crac finanziario. Meta: Fairfield, il sobborgo di lusso dove risiedono i massimi dirigenti dell'Aig, come James Hass, Douglas Poling e Jonathan Liebergall. Un posto idilliaco immerso nel verde con campi da golf e, naturalmente, ville hollywoodiane.
La gente si ferma, innalza cartelli, urla slogan, lascia lettere di protesta. Finora nessuno ha osato violare le proprietà, come invece è accaduto ad Edimburgo all'ex numero uno della Royal Bank of Scotland. Anche perché le guardie sono pronte a far fuoco e la polizia ha aumentato i controlli. Ma la vista di quelle case da sogno alimenta la rabbia di chi un tetto l'ha perso. L'ingiustizia sembra ancora più grande: «Loro tutto, noi più nulla», si dicono in tanti. Spesso a sproposito. I manager che hanno portato l'Aig al collasso sono poche centinaia della divisione finanziaria che conta 6mila funzionari, in un gruppo da 116mila impiegati. La stragrande maggioranza dei dipendenti non solo non ha colpe, ma subisce a sua volte le conseguenze degli errori di una piccola élite. L'odio popolare, però, è cieco e tende pericolosamente verso la giustizia sommaria: chiunque lavori per l'Aig è diventato un bersaglio potenziale.
L'amministratore delegato della società, Edward Liddy, sempre più inquieto, ha fatto diffondere un codice della sicurezza che nei toni ricorda quelli del governo americano all'indomani dell'11 settembre. «Siate sempre attenti e non appena notate un movimento o un episodo sospetto, chiamate subito la polizia». E ancora: «Quando viaggiate evitate di esporre qualunque distintivo con la sigla dell'Aig, come etichette, adesivi, biglietti da visita». I macchinoni restano chiusi nei garage; meglio viaggiare a bordo di utilitarie. L'era d'oro è finita, inizia quella dell'anonimato. E della paura.