Ora il padre di David accusa Madonna: «Mi ha ingannato»

Nino Materi

Sempre meno una storia d’amore e sempre più una storia di soldi. È questa la deprimente parabola che sta prendendo la vicenda del bimbo africano adottato («comprato», accusano i maligni) da Madonna; fatto sta che, fin dall’inizio della trasferta africana della popostar, il fattore-denaro ha costituito un ruolo decisivo.
È accaduto infatti che la cantante, nel giro di pochi giorni dal suo arrivo nel poverissimo Malawi, sia riuscita - in deroga alla norme vigenti nel Paese in tema di affidamento - ad ottenere la custodia temporanea del piccolo David, 13 mesi, orfano di madre e abbandonato dal padre in un istituto. Per «sveltire» la pratica di adozione, Madonna ha pensato bene di staccare un assegno di 3 milioni di euro per finanziare una campagna governativa in difesa degli orfani: ottenendo così in cambio il nullaosta firmato dalle autorità malawaiane per trasferire David dal suo misero villaggio di Lipunga alla principesca dimora londinese della sua nuova «mamma».
Storia finita? Neppure per sogno. La stampa di tutto il mondo non ha mancato di criticare la «procedura anomala» seguita da Madonna e il ruolo non certo secondario giocato da quell’«offerta» milionaria che assomiglia tanto a un riscatto. E a dimostrazione del fatto che i soldi mal si coniugano con i sentimenti, ecco arrivare la protesta (probabilmente anch’essa interessata) del padre di David: «Madonna mi ha ingannato, ora non sono più convinto di lasciargli mio figlio...». Una dichiarazione che sa tanto di un inizio di asta a colpi di rilanci.
L'affermazione dell'uomo - che si chiama Yohane Banda, ha 32 anni e fa il contadino - contrasta con quanto da lui detto la settimana scorsa, quando si era scagliato contro gli attivisti per i diritti umani che si erano rivolti alla magistratura per impedire che il piccolo David fosse adottato da Madonna.
Ieri, però, la retromarcia: «Se mi avessero detto che Madonna voleva adottare mio figlio e farlo diventare figlio suo, non avremmo accettato», ha dichiarato Banda alla Reuters.
Yohane Banda sostiene di aver firmato documenti che non capiva, ma che responsabili governativi gli hanno assicurato che l'accordo era simile a quello con l'orfanotrofio, vale a dire che prevedeva che il piccolo fosse nutrito e educato, ma non portato via definitivamente.
Alla domanda se disponesse dell'accordo firmato con la popstar, Banda ha risposto: «Sto ancora aspettando di avere le mie copie». Ha precisato che tali copie sono per il momento in possesso dei funzionari governativi che hanno mediato l'accordo e che, una volta ottenutele, avrebbe deciso il da farsi, dopo essersi consultato con sua madre e altri familiari.
Una riunione di famiglia in cui il danaro potrebbe ancora far cambiare idea a qualcuno.