Per ora il Parlamento costa 26 milioni in più

Nel 2008 la spesa per Montecitorio è aumentata di 14 milioni, quella
per Palazzo Madama di altri 12. In totale uscite per quasi 1,5 miliardi. Pubblicati i bilanci del Parlamento: diminuiscono i partiti ma cresce
l’esborso. Le pensioni di onorevoli e senatori pesano 219 milioni
di euro

Roma - Domani forse avremo un sistema monocamerale. Intanto però i contribuenti italiani pagano un conto salatissimo per la gestione e il funzionamento dei due rami del Parlamento.

I numeri, che escono dai bilanci che Camera e Senato hanno approvato ieri, ci presentano un quadro quantomeno a tinte fosche: per il 2008 il trasferimento di fondi complessivo, cioè i soldi pagati dagli italiani attraverso le tasse, sarà di quasi un miliardo e mezzo di euro, rispettivamente 978 milioni di euro per la Camera e 511.5 per il Senato. Numeri impressionanti che crescono ancora di più se si includono tutte le voci (fondi, rendite diverse da trasferimento dallo Stato, costi previdenziali) arrivando a un miliardo 663 milioni (1.069 per la Camera, 594,5 per il Senato).

Non solo. A fronte della diminuzione dei partiti politici presenti in Parlamento, non si è prodotta una proporzionale diminuzione delle uscite. Anzi, per la gestione corrente le spese di Montecitorio cresceranno di circa 14 milioni (+1,5), mentre per le necessità di palazzo Madama e dei suoi inquilini ne serviranno 12 in più rispetto al 2007 con un incremento del 2.11 per cento e ben oltre la soglia dell’1,7 dell’inflazione programmata.

Un aumento comprensibile anche in considerazione degli scatti delle retribuzioni dei dipendenti, del sistema previdenziale non su base contributiva ma retributiva e svincolato da scalini e scaloni (tradotto, chi è entrato al Senato prima del 1998, tra anzianità, scivoli e abbuoni potrà andare in pensione a 50 anni). A questo si aggiungano i vitalizi ai nuovi non eletti e il gioco è fatto.

Deluso anche chi aspettava minori spese dalla diminuzione dei gruppi parlamentari, passati nell’attuale legislatura da undici a quattro. Se alla Camera nel paniere restano 2,8 milioni di euro in più (tra minori stipendi al personale e contributi), al Senato l’inversione di tendenza non c’è stata e la spesa è salita dai 39 milioni e 350mila euro ai 40 e 100 di quest’anno, con un incremento dell’1,9 per cento. Un fatto fisiologico, precisa dalla Camera il questore Antonio Mazzocchi, perché «se è vero che è diminuito il numero dei gruppi, i parlamentari sono sempre gli stessi». Con annessi e connessi. Ma, ricorda ancora Mazzocchi, «alla Camera abbiamo contenuto la crescita del fabbisogno all’1,5 per cento meglio dell’1,7 che chiedeva il governo». Un tetto in linea con l’inflazione programmata a cui, fanno sapere dal Senato, arriveranno nel 2009 con contestuale riduzione dei contributi ai gruppi.

Ma cosa spinge in alto le spese? A fare la parte del leone sono le pensioni dei parlamentari: 131 milioni nel 2007 per i deputati, contro i 138 di quest’anno, con una crescita del 5,25 per cento, mentre per pagare i vitalizi ai senatori nel 2008 serviranno 81 milioni di euro, il 4,52 in più rispetto ad un anno fa. Un carico a cui contribuiscono anche i dipendenti pensionati di palazzo Madama, per cui serviranno oltre 82 milioni (+5,77 per cento) e il personale non dipendente (+2,52 per cento). Crescono al Senato anche le spese per i servizi informatici (+13%), per le pulizie e il facchinaggio con un 6,53 per cento in più (e una spesa di oltre 4 milioni e 600mila euro). Forte ma non in crescita l’esborso per i viaggi alla Camera. Non tutti sanno che i deputati eletti nelle circoscrizioni estero ci costano solo in biglietti aerei quasi un milione e mezzo di euro l’anno. Peggio per quelli di casa che per volare di milioni ne bruciano quasi otto. Anche il trasporto dei senatori non è uno scherzo: seppur in calo, quest’anno ci costerà quasi 6 milioni di euro. Pure a tavola i nostri parlamentari si fanno rispettare. Per rifornire le cambuse dei Palazzi ci vorranno quasi 5 milioni di euro. Ben spesi, invece i 200mila euro che alla Camera hanno permesso l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Mentre scoppia la guerra tra i parlamentari. I deputati guadagnano più dei senatori. Emerenzio Barbieri (Pdl): «O siamo tutti uguali o qui c’è qualcosa che non quadra».

È vero. C’è qualcosa che non quadra.