Ora il Pdl cerca rinforzi ma il voto è più vicino

Difficile arrivare all’accordo con Casini: summit di partito per provare
a convincere singoli parlamentari "delusi". Il Cav contro il terzo polo:
nasce già morto. E <strong><a href="/interni/berlusconi_potra_contare_ben_piu_tre_deputati/16-12-2010/articolo-id=493944-page=0-comments=1">l'Udc Binetti assicura</a></strong>: &quot;Berlusconi potrà contare su ben più di tre deputati&quot;

Roma - Si spuntano liste nel vertice serale di Palazzo Grazioli. Non solo quelle dei possibili nuovi arrivi dalle file del Fli o dell’Udc, ma anche di chi nel Pdl dovrebbe occuparsi di verificare eventuali disponibilità. Già, perché arrivati a questo punto il rischio è quello di fare confusione visto che i traslochi da un gruppo parlamentare all’altro sono spesso motivati da incompatibilità o incomprensioni personali. Insomma, l’arrivo di Tizio potrebbe necessariamente escludere quello di Caio. La novità, però, è che nella riunione allargata di via del Plebiscito si pronuncia anche la parola elezioni. Con tanto di tempistica: crisi tra fine gennaio e metà febbraio, voto a marzo o ad aprile. Non più tardi, altrimenti si avvicina l’estate e riprende quota l’ipotesi di governo tecnico mandata in soffitta dal voto di fiducia di martedì scorso.

Non c’è dubbio, infatti, che se mai c’è stato un spiraglio per una trattativa che potesse portare l’Udc di Casini a sostenere il governo, da ieri i margini si sono di molti ristretti. Lo sa Berlusconi, ma lo sanno anche le tante colombe del Pdl che da giorni - a differenza dei cosiddetti falchi, sempre e comunque contrari all’ipotesi di un rimpasto che passasse per le dimissioni del premier - auspicano e lavorano per un’apertura al leader centrista. La scelta di Casini di formalizzare la nascita del Terzo polo insieme a Fini, Rutelli e Lombardo è infatti un macigno su qualsiasi possibilità di dialogo. Se da una parte mette nero su bianco che sarà Casini ad avere la golden share della nuova formazione - il presidente della Camera entra infatti da grande sconfitto - dall’altra certifica che qualunque trattativa farà Casini sarà anche in nome e per conto dei suoi alleati. E se era improbabile chiudere un’intesa con la sola Udc, con l’intero Terzo polo è quasi impossibile.

Per questo salgono esponenzialmente le quotazioni delle elezioni anticipate nonostante nessuno - Berlusconi compreso e Lega esclusa - le veda di buon occhio. L’obiettivo dichiarato di Berlusconi (allargare la maggioranza «a singoli deputati che militano nei partiti di cui non condividono più la linea») potrebbe infatti non essere sufficiente. Sempre che vada a buon fine. A via dell’Umiltà punterebbero a cinque o sei deputati che sarebbero destinati a confluire in un gruppo parlamentare autonomo insieme agli altri ex Fli e ad alcune colombe del Pdl necessarie ad arrivare a quota venti deputati. Sarebbe la formalizzazione della sconfitta definitiva di Fini. La strada, però, sembra essere piuttosto in salita. Sia perché i parlamentari border line in questione escludono per il momento di abbandonare i propri gruppi. Sia perché sono altissime le probabilità che un’operazione del genere sia comunque inutile visto che anche quando a inizio legislatura il Pdl aveva la maggioranza più ampia della storia repubblicana più volte s’è trovato ad andare sotto. Difficilmente, insomma, il governo riuscirebbe a tenere anche se la maggioranza salisse dagli attuali 314 a 325-330 voti. E comunque per Berlusconi sarebbe un rischio, visto che anche se tenesse fino a maggio si ritroverebbe poi con la pistola puntata di Casini e Fini che tornerebbero a lavorare sull’ipotesi del governo tecnico.

Scenari che vengono discussi nel vertice di Palazzo Grazioli, un incontro cui partecipano i coordinatori del Pdl Verdini, La Russa e Bondi, i capigruppo Cicchitto, Gasparri e Quagliariello, i sottosegretari Letta e Bonaiuti, i ministri Frattini, Tremonti, Alfano, Matteoli, Rotondi e Brambilla insieme a Lupi, Giovanardi e Cosentino. Con Berlusconi che si dice «deciso ad andare avanti e governare». Ma se questo non sarà possibile, «l’unica strada sono le urne». Una scelta, aggiunge però il Cavaliere, «davvero da irresponsabili». Sul Terzo polo, invece, pochi dubbi: nasce già morto, confida ai suoi in privato. Mentre durante il pranzo al Quirinale con Napolitano, Letta, Tremonti e Frattini per fare il punto sul vertice Ue che si apre oggi a Bruxelles Berlusconi non nasconde una certa soddisfazione. Torno in Europa da vincitore - spiega il premier - e di certo con più peso.