"Ora Penati minaccia di querelarmi? È l’effetto-bocciatura"

Filippo Penati preannuncia una querela nei suoi confronti se non accetta il confronto televisivo...
«Ormai ha perso completamente la serenità. È l’effetto della bocciatura dei milanesi».
Ma lei, Guido Podestà, che fa? Va al faccia a faccia con l’inquilino uscente di Palazzo Isimbardi?
«Ho detto e ridetto che parlano i fatti, i cinque anni di malgoverno della giunta Penati. Come posso poi confrontarmi con chi mi insulta? Durante la campagna elettorale, Penati ha toccato il fondo lanciandomi insulti e volgarità e dimostrando, dunque, ancora una volta, di non avere stile».
Resta allora la querela perché lei, Podestà, secondo Penati sosterrebbe il falso quando afferma che lui è stato condannato dall’Autority delle Comunicazioni.
«Qual è il falso? Il Garante ha sanzionato il presidente della Provincia perché dietro l’apparente comunicazione istituzionale ha veicolato il proprio messaggio politico. Che è divieto per le amministrazioni pubbliche. Lo dicono le leggi».
Codice alla mano l’uso di risorse pubbliche per fini di interessi privati si chiama peculato.
«Articolo 314 del codice penale. Leggiamolo: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, avendo per ragioni del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito...”. Ma diciamolo con chiarezza: quest’uscita di Penati - o confronto o querela - rientra nel suo stile. Come poi si faccia a chiedere un confronto di idee e allo stesso tempo parlare di carte bollate se uno non accetta la prima opzione, be’ è un dettaglio che non può non colpire i milanesi».
In effetti, i milanesi una prima risposta l’hanno già data: il 6 e 7 giugno Penati ha raccolto 627mila voti contro i 913mila conquistati nel 2004. Solo l’1 per cento in più della coalizione. E la sua lista, la Lista del Presidente Penati, non arriva neppure al 2,5 per cento.
«In politica si raccoglie quello che si semina. E Penati dietro di sé lascia immobilismo, sprechi e i milanesi senza le infrastrutture promesse e mai costruite. Questi sono i fatti».
Adesso, però, Podestà si va al secondo round. E Penati deve fare i miracoli per ridurre i dieci punti di distacco con lei...
«Un distacco di dieci punti da un presidente uscente si commenta da solo. Penati può solo fare accordi e intese con l’universo mondo per battere la nostra coalizione. Aveva detto mai più con i comunisti ma adesso già parla di tirarli dentro».
E lei che fa?
«Domenica vado a Pontida. Mi ha invitato Umberto Bossi. La Lega ha già dato indicazione di votarmi al ballottaggio. Lunedì sera ad Arcore ho avuto ancora una volta di più la dimostrazione che il Senatur è persona magnifica e che la Lega mantiene i patti. Roberto Calderoli mi ha detto che domenica è “la prima volta di un ospite” non leghista. Sono davvero onorato».
Non teme però che il ritorno alle urne possa riservare qualche assenza nelle fila dell’elettorato del Pdl?
«Agli elettori chiedo di non farsi scippare la vittoria. È un momento delicato e dobbiamo insieme dare Milano al centrodestra dopo che Pdl e Lega hanno vinto dappertutto. Poi, non dimentichiamo, che stavolta si vota anche di lunedì e, quindi, c’è un’opportunità in più per non perdere l’appuntamento con il voto».
Al voto mancano due settimane di campagna elettorale. Come saranno?
«Quindici giorni in mezzo alla gente. Mercati e incontri con i cittadini ai quali offro il mio programma. Saranno quindici giorni spesi senza sosta perché in palio c’è la Provincia di Milano che deve tornare a splendere, che deve uscire dal grigiore penatiano».
Intanto, l’ex agente d’assicurazione Unipol vagheggia di «interpretare» e «intercettare» il voto «orfano», quello che al primo turno non si è recato ai seggi. Che possibilità ha, secondo lei?
«Come si può dare fiducia a chi per cinque anni ha parlato di villaggi solidali per i rom e ha acquistato case per i nomadi? Come si può dare il voto a chi sui rifiuti è stato commissariato dalla Regione perché non voleva il termovalorizzatore? Eh, come si può?».
Già, non siamo tutti tafazzisti.
«I milanesi non lo sono e per questo tra 15 giorni vinceremo».