Ora il pericolo è il proselitismo «Come con le Brigate rosse misure speciali per i terroristi»

Una rivoluzione straordinariamente rapida del pianeta carcere, che ha invertito i rapporti numerici tra italiani e stranieri: Luigi Pagano l’ha vissuta in diretta, prima come direttore di San Vittore e ora come provveditore regionale alle carceri. «Fino a pochi anni fa - spiega Pagano - quando in carcere arrivava uno straniero dovevamo chiederci: e adesso questo dove lo mettiamo? Adesso abbiamo semmai il problema opposto, gli italiani sono una minoranza e a volte facciamo fatica a collocarli tutti insieme».
La trasformazione ha trasformato San Vittore nella più grande concentrazione islamica di Milano, ma questo non giustifica - secondo Pagano - il timore che nel carcere di piazza Filangieri prenda piede una deriva integralista: «Il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria - spiega - ha disposto che tutti i detenuti per fati di terrorismo internazionale vengano destinati alle carceri che noi definiamo “S2”, che sono comunque carceri a custodia speciale. Non a San Vittore, dunque. Credo che, oltre che per motivi di sicurezza, questa decisione sia stata presa sulla base dell’esperienza degli anni di piombo, quando nel circuito carcerario si realizzò una saldatura tra criminalità politica e delinquenza comune. Bisogna aggiungere che allora il terrorista era immediatamente riconoscibile, perché era lui stesso a proclamarsi prigioniero politico. Oggi, con gli estremisti islamici, questo non accade. E quindi l’assegnazione al circuito speciale viene fatta unicamente sulla base della posizione giuridica, cioè del reato che viene contestato al detenuto».
All’interno di San Vittore vige una separazione abbastanza rigida per etnia: i marocchini con i marocchini, gli albanesi con gli albanesi, eccetera. Perché questa scelta? Non era preferibile lavorare anche dentro il carcere per reparti multirazziali e multiculturali? «Non è stata una scelta fatta a tavolino. Sono i detenuti stessi che manifestano il desiderio di stare con i loro connazionali. Noi, nei limiti del possibile, cerchiamo di venire incontro a queste richieste. Anche in carcere si può scegliere». Quanto pesa agi detenuti italiani essere divenuti una minoranza? «Gli italiani hanno percorsi abbastanza a sé, anche perché di fatto sono quasi gli unici a poter puntare a misure alternative».
Colpiscono, nelle ultime statistiche, i numeri - che iniziano ad essere significativi - dei detenuti per il reato di clandestinità. Quanto incidono sul sovraffollamento? «A San Vittore parliamo mediamente di 50 o 60 detenuti, che indubbiamente contribuiscono a aumentare i numeri complessivi. Ma il dato eloquente è un altro: a San Vittore il 50 per cento di chi entra, esce nel giro di pochissimo tempo, spesso una settimana. Questo, come si può immaginare, rende impossibile avviare qualunque tipo di trattamento rieducativo».