Ora Di Pietro blocca anche la gronda

Paola Setti

Che ce lo metta di proposito o no, c’è sempre lo zampino del ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro, a mettere in ambasce la Liguria. Prima il ferale: «Terzovalico? Non è prioritario». Adesso l’affaire autostrade, con una norma che il ministro ha voluto inserire nel collegato alla Finanziaria e che rischia di rallentare, se non bloccare, la realizzazione della sospirata gronda di Ponente. Trattasi dell’articolo 12, che cambia in corsa le regole del gioco, introducendo una convenzione unica al posto delle singole concessioni con ciascun gestore, e stabilendo che chi non s’adegua perde automaticamente la concessione, che passa ad Anas.
Il giorno dopo l’inserimento fu Fabrizio Palenzona il presidente di Aiscat, l’associazione dei concessionari, a denunciare l’illegittimità della norma. Ieri il Sole 24 Ore ha svelato come, il 16 novembre scorso, ad avanzare dubbi sia stato anche il presidente della sezione civile del Tribunale di Genova Michele Marchesiello, che ha presentato ricorso pregiudiziale alla Corte di giustizia europea del Lussemburgo segnalando come l’articolo 12 non sia compatibile con l’ordinamento del mercato libero europeo. Le conseguenze negative della norma sono diverse: Anas che diventa controllore degli enti dei quali è concorrente, il libero mercato che va a farsi benedire, un aggravio dei costi. Ce n’è abbastanza per scoraggiarsi, e il contenzioso rischia di far slittare il progetto preliminare sulla gronda che la Regione aspetta entro la primavera del 2007, l’assessore ai trasporti Luigi Merlo solo due giorni fa ne ha dato assicurazione ai comitati del ponente, dicendo loro che «quando arriverà il progetto partirà il confronto».
Ieri Palenzona è tornato sulla questione da Bruxelles, segnalando come «con l’articolo 12 si cacciano gli investitori stranieri dall’Italia», annunciando che «se non prevarrà il buon senso l’80 per cento dei concessionari ricorrerà al contenzioso legale», e strigliando le istituzioni, là dove la Liguria non può certo dirsi immune dalla critica: «In Italia è stato distrutto il sistema politico istituzionale, e nessuno ha la credibilità di convincere le popolazioni. Ci sono i sono comitati per bloccare le autostrade e le ferrovie ma così non può funzionare. Governare significa decidere mentre la litigiosità istituzionale ci sta distruggendo. Bisogna tornare alla politica con la P maiuscola» perché «non si può solo cedere al consenso».
Ironia della sorte, il ricorso del giudice genovese trae origine, come ha ricordato ieri il presidente dei senatori di An Altero Matteoli, dal contenzioso fra Consel Gi. Emme srl e Slala (Sistema logistico dell’Arco ligure e Alessandrino srl) «che regola gli interventi per la realizzazione del terzo valico tra Genova e Alessandria che prevede alcuni attraversamenti autostradali». Consel studiava la fattibilità della linea veloce Genova-Milano in relazione alle tratte autostradali, l’articolo 12 ha fermato tutto. Terzo valico e autostrade, spiega Giancarlo Gabetto il direttore generale di Slala, si toccano perché l’opera ferroviaria coinvolge una lunghissima filiera logistica, e l’articolo 12 mette in discussione gli scenari futuri, costringendo tutti a uno stop. Di certo, aggiunge: «Se si farà il Terzo valico sarà solo per disperazione, perché sulle troppe incognite vincerà la fiducia, ma serve qualcuno che investa, e nessuno investe se non può rientrrare delle spese, possibilmente con gli interessi». Per ora regna il caos.