Ora Pisapia mette le mani in tasca ai milanesi La ricetta anticrisi? Aumenti per Atm e Irpef

Per sistemare i conti il sindaco ombra Tabacci si prepara a mettere le mani in tasca ai cittadini. E' la sinistra delle tasse. La Moratti accusata per Pgt, Sea e Serravalle. Ma le imposte non le ha toccate. <strong><a href="/milano/rette_esenzioni_e_redditi_manovra_tappe_forzate_giunta_consiglio/21-07-2011/articolo-id=536076-page=0-comments=1" target="_blank">Rette, esenzioni e redditi</a></strong>: manovra a tappe forzate dalla giunta al Consiglio

La fortuna del Pdl è la presenza della sinistra. Anche dopo aver varato una manovra economica sgangherata ecco che la giunta Pisapia provvede a ricordare ai milanesi che al male potrebbe seguire il peggio. Il nuovo consiglio comunale non ha praticamente ancora fatto tempo a sedersi ed ha già squadernato sul tavolo un arsenale fiscale da fare invidia allo sceriffo di Nottingham. Non manca proprio nulla: dall’aumento del cinquanta per cento (si, avete letto bene) dei biglietti Atm, alla tassa di soggiorno fino a cinque euro al giorno, all’introduzione dell’addizionale comunale Irpef «sui redditi alti» (si pensa ad un’aliquota aggiuntiva dello 0,2 o dello 0,4% da sommare alle tasse nazionali e regionali, già da primato), ad una revisione dell'Ici per finire con l’aumento delle rette degli asili. Considerata la limitata autonomia impositiva di un comune c’e’ di che rimanere basiti. Se si dovesse replicare tanto zelo su scala nazionale probabilmente invece della manovra tremontiana si passerebbe direttamente all’abolizione della proprietà privata. Non sappiamo se queste misure verranno prese tutte insieme o se si sceglierà fior da fiore, certo è che il solo averle pensate prima ancora di considerare alternative è indicativo dell’insopprimibile desiderio della sinistra di adoperare la leva fiscale come una clava sulla testa dei cittadini. Ovviamente lo zoccolo duro dei sostenitori radical chic del neosindaco applaudirà spellandosi le mani. La vasta platea di ereditieri, evasori, finanzieri con il patrimonio in Svizzera ed altre categorie simili che occhieggiavano nelle famose liste pro Pisapia, non prende probabilmente un tram da anni e, in ogni caso, è tutelata dal reddito da fame dichiarato sghignazzando nello studio di qualche famoso commercialista, magari anche lui compagno di lista. Rimarrà preso nella rete quindi il solito ceto medio: i lavoratori dipendenti e gli autonomi onesti, colpevoli del grave delitto di dichiarazione dei redditi veritiera. La giustificazione di «bisogna prendere i soldi dove ci sono» è poi a dir poco penosa: i soldi ci sono anche nella fila di società controllate e collegate del Comune, così come negli oneri di urbanizzazione che in una metropoli (che non è Venezia) non è eresia concedere. Ironizzare sul piano di cessioni portato avanti dalla scorsa amministrazione per tuffarsi subito a capofitto nelle tasche dei cittadini è a dir poco vergognoso. Certo, ritirare i tentacoli del Comune da qualche società, come ad esempio la Serravalle, tanto cara all’ex presidente della Provincia Penati, comporterebbe o il certificare che la sinistra ha sperperato un’enorme quantità di denaro pubblico in un’autostrada che non vale nulla o dimostrare, in caso di riuscita cessione, che i conti della Moratti erano esatti e che quindi il bilancio è a posto. Meglio una sana tosatura ai cittadini e via.
A un incontro elettorale tempo fa chiesi all’allora candidato Tabacci se non pensasse che sarebbe stato di grande aiuto nei dibattiti sul fisco sostituire alla parola «ricco» quella di «contribuente onesto» ogni volta che si congegnava qualcosa ai danni di chi aveva dichiarato un reddito qualsiasi: rispose che avevo ragione da vendere e che bisognava per forza ricostruire una base imponibile veritiera prima di alzare qualsiasi tassa. Risolto il problema: tassare gli onesti ma anche tutti gli altri partendo dal tram. Ripeto, non si sa se il grilletto verrà tirato ma è inqualificabile anche solo il cominciare a prendere la mira.
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