Ora il Polo usi la testa invece che i muscoli

Flavia Perina
La lotteria dei governi istituzionali, tecnici, a tempo, per le riforme, del presidente, «di scopo» (ultima proposta del «prêt-à-porter» della crisi) appassiona in queste ore i partiti, ma è irrilevante per tutti gli altri. L’elettorato del centrodestra vuole tornare alle urne e difficilmente comprenderebbe altre soluzioni. Ma anche chi ha votato per Romano Prodi, a mio avviso, è stanco di rattoppi e politica del tirare a campare. Per di più nel popolo della sinistra c’è un disagio di cui il centrodestra deve tenere conto. I più responsabili fra i ds sanno perfettamente che ci sono in gioco quote significative e durature di consenso. Lo dimostra lo sfogo di Piero Fassino, triste e dignitosissima icona di questa crisi di gennaio, contro il giornalista che a «Porta a Porta» definiva «resa dei conti» lo scontro apertosi nell’Unione. «Perché - ha chiesto polemicamente Fassino - questa rappresentazione rozza della dialettica politica? Perché ogni dibattito sui giornali diventa una rissa?». Dietro alla passione traspariva chiarissima la vera domanda: perché siamo caduti così in basso?
Nel centrodestra la consapevolezza di avere un’occasione storica per parlare all’altra metà d’Italia deve ancora crescere. Non sono tutti nemici, non sono tutti stupidi, e sarà bene riconoscerlo da subito. La festa per l’uscita di scena di Prodi andava bene nelle prime ventiquattr’ore, ma da domani sarà meglio ricordarsi che nel metaforico cappio cui «Libero» ha appeso il Professore in una crudele maxi-vignetta, ci stanno, in queste ore, tantissimi italiani perbene che non meritano di essere sbeffeggiati. Usiamo la testa, e anche un po’ di furbizia: la chiave della reciproca criminalizzazione che caratterizzò il duello Prodi-Berlusconi non sarà certo riproponibile nella contesa Veltroni-Berlusconi, non dopo due mesi di annusamenti sul tema della riforma elettorale. Andiamo verso un confronto meno muscolare, ed è importante impostare la partita tenendone conto.