ORA PRECETTATE PURE MASTELLA

Ora però precettate pure Mastella. Non abbiamo esitazione a dire che il governo Prodi ha fatto bene a usare le maniere forti contro i camionisti: adesso però le usi anche nei confronti del ministro della Giustizia. Se boicottare il trasporto di verdure al supermercato è grave, boicottare il governo che cos’è? Non è forse anche il governo un servizio pubblico? O il governo vale meno di un cespuglio d’insalata e di una cassetta di pomodori?
Questa volta non possiamo essere Clementi. Ieri il guardasigilli ha fatto una delle sue mastellate: ha disertato il Consiglio dei ministri. E ha annunciato che non ha più intenzione di parteciparvi. Il motivo? Il dissenso sulla legge elettorale proposta dal Partito Democratico. Che è un po’ come se un prete non celebrasse messa perché ha litigato col sagrestano.
È vero, infatti, che questi mesi di Unione ci hanno abituato a tutto, ma pensavamo che le istituzioni potessero meritare ancora un po’ di rispetto. Suvvia, lo sanno persino a Ceppaloni: il governo non si riunisce per giocare a scopone. Il governo si riunisce per prendere decisioni fondamentali per la vita del Paese: non lo si può trattare con la stessa leggerezza con cui si tratterebbe una riunione alla cooperativa bocciofila della buona falanghina.
Ma sì, è evidente: un conto sono le beghe di partito, gli accordi e i disaccordi sulla legge elettorale, le ripicche politiche sulla soglia di sbarramento. Un altro conto è il senso dello Stato. Quest’ultimo impone a ogni ministro di decidere: o si partecipa al governo, o ci si dimette. Il tiraemolla è inaccettabile tanto quanto un blocco dell’autostrada. E quest’uso delle istituzioni per giochi di bottega è più insopportabile di un serbatoio vuoto.
Come dicevamo all’inizio: pur conoscendo le difficoltà in cui gli autotrasportatori lavorano ogni giorno e pur avendo sempre illustrato i colpevoli ritardi del governo nell’affrontare i loro problemi, oggi siamo d’accordo con la precettazione decisa dal comunista Bianchi, amico di Diliberto e ammiratore di Fidel Castro: bisogna mandare a casa chi mette in ginocchio il Paese. Ma allora Mastella e Prodi, che ci fanno ancora lì?