Ora Prodi promette di aiutare gli italiani che ha già spennato

Era difficile, ma il Professore ce l’ha fatta: Prodi è riuscito a prendere le distanze da se stesso. Il presidente del Consiglio ha detto che non ci saranno più Finanziarie come quella approvata a dicembre perché «si deve andare, a tempo debito ma con serietà (sic!) verso la diminuzione della pressione fiscale, perché ci collochiamo fra i Paesi a più elevato peso fiscale». Sono passati più di quattro mesi dall’approvazione della famigerata Finanziaria 2007 e l’ennesima retromarcia è ormai pienamente innestata, facendo quasi associare l’esecutivo all’irriguardoso sfottò del carroarmato italiano a sei marce, una avanti per fare manovra e cinque indietro per scappare. In Europa ormai se ne sono accorti anche i sassi: il rapporto presentato dalla commissione Ue non potrebbe essere più chiaro nel denunciare i rischi di spesa italiani, rischi derivanti dai progetti che ogni giorno vengono fatti sventolare sotto il naso dei cittadini nel tentativo di riguadagnare consenso, facendo ricordare al commissario Almunia che la verifica per togliere l’Italia dalla procedura di sanzione avverrà non prima dell’aprile 2008.
Anche il ministro Ferrero non poteva essere più chiaro, invitando a «rispedire al mittente» le raccomandazioni europee e a far pagare la riforma delle pensioni «solo a chi avrebbe una pensione superiore a 3mila euro» aumentando i coefficienti di trasformazione. Anche Prodi continua a sventolare la bandierina dei poveri, dei bisognosi, degli incapienti, però nessuno ha ancora spiegato con che criterio verranno trovati questi poveretti... L’incauto che dichiara tutto il proprio reddito (e che il ministro Ferrero vorrebbe ulteriormente spennare) ha un’autodifesa formidabile: è raro come un panda. L’idea di Ferrero è altrettanto efficace quanto il proporre di combattere la fame nel mondo cucinando i colibrì.
Attingere ulteriore denaro a chi già ne paga è ormai diventato inutile: si era già calcolato fra le ipotesi della Finanziaria che tassando del 3% le pensioni oltre i 60mila euro annuali si sarebbero ottenuti meno di 50 milioni di euro che, ripartiti sui milioni di percettori di pensioni minime, porterebbero a costoro un incremento inferiore ai 50 centesimi al mese; tutto il resto sarebbe puro e semplice aumento strutturale di spesa. Repubblica ha pubblicato a Bologna l’elenco di alcune dichiarazioni dei redditi, mettendo in subbuglio la città dove è partito il gioco dell’individuazione di chi dichiara zero e ha la Ferrari. Per il metro di Prodi e Ferrero il ferrarista bolognese è un «incapiente», meritevole di essere sussidiato anche dalla spremitura della pensione del cittadino «dichiarante».
Finché non si prenderà atto che gli sgravi fiscali devono essere fatti a chi le tasse le paga già, cercando così di recuperare quelli che le pagherebbero se le aliquote fossero compatibili con un’attività di impresa competitiva, non si andrà da nessuna parte: ci si trascinerà di sperpero e regalia fino alla prossima crisi. Nessuna seria politica di sussidio ai redditi bassi può essere attuata senza avere sul tavolo delle dichiarazioni dei redditi credibili e il calo delle imposte è un prerequisito necessario: tutto il resto è distribuzione elettorale alla cieca.
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