Ora le promesse di Veltroni muovono i treni

Omar Sherif H. Rida

Appuntamento al 2010 per il completamento dell’anello ferroviario della discordia: ancora «solo» 4 anni e il primo treno dovrebbe (mai come stavolta è d’obbligo il condizionale) transitare nel tratto ancora mancante, quello nella zona di Tor di Quinto, a nord della Capitale. Dopo 60 anni di attesa, polemiche e mancate promesse, ieri è arrivato l’annuncio del sindaco Walter Veltroni e dell’amministratore delegato di Rfi-Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti.
Un progetto articolato quello presentato ieri in Campidoglio nel corso di un’insolita conferenza stampa domenicale. La prima fase riguarderà il trasferimento delle circa 80 aziende che attualmente operano in via Camposampiero (cioè lungo il tracciato) in un’area di circa 70mila metri quadrati a Prima Porta già individuata dal Comune nel nuovo Piano Regolatore. Si procederà quindi alla realizzazione dell’opera, che sarà caratterizzata da un nuovo ponte sul Tevere, dal recupero della Galleria Cassia Monte Mario e dalla riattivazione delle fermate Vigna Clara e Farneto (realizzate per i mondiali del ’90 e usate per solo 8 giorni), oltre che alla costruzione della nuova fermata di Tor di Quinto, che nelle intenzioni dovrebbe diventare l’incrocio tra l’anello ferroviario, le tratte ferroviarie di Roma nord già esistenti e la futura Metro C.
Inizio dei lavori? Presumibilmente tra due anni, quando dovrebbe completarsi lo spostamento delle attività artigiane. Il costo dell’opera? Milletrecento milioni di euro, interamente a carico di Ferrovie dello Stato: 600 milioni per realizzare la cosiddetta «Cintura nord» e 700 per la chiusura della «Cintura sud» e della linea ferroviaria tirrenica nel tratto che va da Campo Leone (sulla Linea Roma-Formia) con la Roma-Fiumicino all’altezza di Ponte Galeria. «L’opera - ha spiegato Moretti - costituirà il nuovo passaggio ad ovest per le relazioni ferroviarie nord-sud della capitale di livello nazionale e regionale, diventando inoltre il percorso privilegiato per i treni merci e liberando così da tali traffici gran parte del nodo di Roma, che si specializzerà per il servizio delle linee regionali e metropolitane». Dello stesso tenore il commento di Veltroni, che ha parlato di una «nuova metropolitana per la città» e di «iniziativa dal valore strategico sia dal punto di vista urbanistico che trasportistico». Tornando a esaltare la «cura del ferro», il sindaco ha poi annunciato che il Comune chiederà al prossimo governo «qualunque esso sia, nuovi finanziamenti per l’acquisto di materiale rotabile e treni».
Parole che hanno provocato la dura replica del candidato a sindaco di Roma, il ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno: «Nonostante i due miliardi e 100 milioni di euro già ricevuti dal Governo di centrodestra per la Metro C, oggi la Giunta Veltroni continua a bussare cassa agli enti nazionali ottenendo ancora 1 miliardo e 300 milioni di euro dalle Ferrovie dello Stato».
Circa il completamento dell’anello ferroviario, Alemanno ha ricordato come si trattasse «di una delle priorità della giunta Rutelli nel lontano 1993. Oggi, dopo 13 anni e alla vigilia di un’altra scadenza elettorale, la giunta Veltroni ripropone l’ennesima promessa».
«La soluzione a un problema che si trascina da così tanto tempo - ha concluso il ministro -, è stata oggi spostata addirittura al 2010, contrabbandando quest’ennesima propaganda elettorale come una promessa mantenuta: è un caso esemplare di una comunicazione che cerca di nascondere il fallimento, sulle questioni concrete, dell’intera gestione amministrativa della Capitale negli ultimi 13 anni di sinistra. Per adesso l’unica certezza è che ci sono le risorse degli enti statali e che il Comune, dopo tutti questi anni, ha avviato l’esproprio dei terreni occupati dagli insediamenti artigiani».