Ora gli psicologi tentano di liberare Natascha

Ha tenuto un diario per tutto questo tempo infinito. Ora non vuole stare con i genitori: «Avremo tempo, ma dopo»

Eleonora Barbieri

Wolfgang Priklopil non ha soltanto tenuto Natascha prigioniera per otto anni, come la sua schiava personale. Ha anche abusato di lei: la giovane lo ha raccontato a Sabine, l’agente che le è vicino in questi giorni, in una località segreta alle porte di Vienna. E lo ha ammesso, ufficialmente, anche la polizia austriaca. Avrebbe parlato di rapporti «di sua volontà», ci sono voci, persino, su una sua gravidanza. Voci che solo Natascha può confermare: «Diffondiamo soltanto le notizie che lei desidera», ha spiegato Max Friedrich, a capo del gruppo di psicologi che segue la ragazza da quando è riuscita a liberarsi del suo aguzzino, mercoledì scorso. È Natascha che decide. «È maggiorenne e, quindi, nessun provvedimento potrà essere preso senza il suo consenso», ha spiegato un altro psicologo al quotidiano Der Standard. Dopo otto anni in cui è stato soltanto Wolf, il Sire, a decidere ogni dettaglio della sua esistenza, ora tocca a lei. Non sarà facile: «Deve imparare a conoscere la vita e a scegliere ciò che vuole o non vuole», ha spiegato ancora Friedrich.
Ha chiesto una bambola, quella della sua infanzia, ma gli psicologi non gliel’hanno concessa. Il passato non è soltanto quello della prigionia: c’è un altro passato, ancora più indietro, «congelato» durante gli anni di isolamento e che ora, piano piano, torna a far parte della sua vita. «Ha chiesto di essere messa in contatto con “L’anello bianco”, un’associazione che si occupa delle vittime di atti criminali - ha raccontato uno psicologo a Der Standard -: se la ricordava dai tempi delle elementari». Il suo avvocato, Monika Printerits, non ha dubbi: «Non è una povera vittima, è una giovane donna, adulta e molto intelligente». Natascha, dopo otto anni di sudditanza psicologica e fisica, ha sconfitto il suo nemico: «Era una ragazzina stabile e pacata ed è cresciuta con una personalità forte - ha spiegato un esperto al Kurier -. Alla fine è riuscita ad essere superiore al suo persecutore ed è scappata». È vero che fra i due si era creata una certa «familiarità», tanto che Natascha ha pianto alla notizia del suo suicidio: ma, per anni, è stata l’unica relazione umana su cui avesse potuto investire, nonostante tutto. Anche per questo, i rapporti con i genitori sono ancora così difficili: «È mia figlia che non mi vuole vedere - ha raccontato la madre Brigitta in un’intervista al Kurier -. Io vorrei starle vicino ma, finora, l’ho potuta vedere solo una volta». Forse è anche meglio così, ha ammesso la donna, perché ha bisogno delle cure di professionisti. Brigitta, ora, è in Stiria con i nipotini: «Hanno assediato la mia casa, e Natascha vuole essere protetta. Vorrei vivere con lei, ma ha 18 anni: spetta a lei decidere». Il padre Ludwig ha ricevuto una lettera: «Avremo tutto il tempo del mondo», per vederci e parlarci, lo ha rassicurato la figlia. I genitori devono aspettare, non possono neppure sapere dove sia. Il padre non ha potuto scattarle foto (c’era il timore che le rivendesse alla stampa), la madre ha rubato un’immagine con il cellulare.
Non si sa con chi vivrà Natascha quando sarà guarita, quando potrà decidere. Un’ipotesi è quella di una casa-famiglia, ma gli psicologi non possono prevedere quante settimane, quanti mesi serviranno a Natascha per ritrovare se stessa. Lei è «sorprendentemente forte», «sta bene»: ma deve ricostruire ogni relazione, anche quella con i genitori. Legge i giornali, guarda la tv, vuole sapere che cosa raccontano della sua storia. I poliziotti cercano di proteggerla, ma lei «è maggiorenne», anche se le hanno portato via otto anni di vita. Forse Natascha si ribella a ogni luogo comune, scrive al padre e gli chiede «comprensione» per il fatto di non poterlo incontrare, piange perché l’uomo che le ha tolto tutto è morto. Di quei lunghi anni ha tenuto un diario dettagliato: centinaia di pagine, per i 3.079 giorni della sua prigionia. I giornali sono pronti a sborsare anche 200mila euro pur di intervistarla, il padre si fa pagare ogni parola ma, assicura, «i soldi sono per lei: vuole fare una crociera». I poliziotti indagano ancora, sull’identità e sull’esistenza di un secondo uomo ci sono solo sospetti. Natascha «è chiusa in se stessa», forse sbircia già il futuro.