Ora pure Harry Potter è «un compagno»

Per dire come sono ridotti. Visto che il Pd ha offerto una tessera onoraria all’ignaro De Gasperi, letto che i Comunisti Italiani attingono slogan alle canzoni di Califano e l’Unità arruola a sinistra nientemeno che Gesù, Rifondazione ha risposto con un colpo a sensazione: «Harry Potter è un compagno». In altri tempi, titoli del genere avrebbero fatto la fortuna del mai troppo rimpianto settimanale satirico Cuore. Invece ieri era sulla prima pagina di Liberazione, organo ufficiale di Rifondazione. Seguirà dibattito. Venerdì il quotidiano comunista aveva stroncato senza pietà il quinto capitolo della saga cinematografica del «maghetto occhialuto (che poi maghetto non è più visti i diciassette anni suonati, i bicipiti gonfi e il collo taurino alla Taricone)». Titolo: «Invecchiando non migliora, è sempre più noioso». E giù mazzate: «stanca poetica di riporto», «asilo della morale», «trionfo dell’azzeramento della creatività stilistica», «incolore filosofia dell’asessualità per un mondo di catatonici eletti» fino all’epitaffio finale: «Che noia».
Ieri il classico contrordine: «Cara Liberazione, sbagli: Harry Potter è un compagno!». A dettare la linea un dirigente di Rifondazione: Andrea Camorrino, coordinatore dell’area informazione, comunicazione ed eventi. L’articolo è un manifesto ideologico argomentato sul filo del paradosso. «Io dico che Harry Potter è di sinistra. E non solo per la sacrosanta battaglia di Hermione per i diritti degli elfi domestici. È di sinistra perché l’immaginazione è di sinistra. (...) Perché non ama le soluzioni facili, analizza e intuisce, racconta che la realtà che si vede non va e bisogna cambiarla». E ancora: perché ha vocazione minoritaria («non raggranella più di un 6/7% di Howargts») e «ci promette sempre una sorpresa», mentre «la realtà è di destra perché ce la rovinerà». Infine «perché ama le contaminazioni tra diversi» e persino «perché ha i capelli spettinati»
Con una precisazione: «I libri di Harry Potter sono più di sinistra dei film di Harry Potter». Dunque il personaggio letterario della scrittrice J.K. Rowling è un compagno duro e puro, quello cinematografico un incolore riformista: «I film stanno ai libri come il governo dell’Unione sta al suo programma».
Ci vorrebbe Gaber («Le scarpette da ginnastica o da tennis/hanno ancora un gusto un po’ di destra/ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate/è da scemi più che di sinistra») per ridicolizzare questo vorticoso consumismo di miti che impazza a sinistra e riduce l’ideologia a raccolta di figurine.
Il catalogo è lungo e mai esaustivo. Soprattutto da quando Fausto Bertinotti, in viaggio in Sudamerica, ha compiuto il supremo atto iconoclasta scaricando Che Guevara, soppiantato da Salvador Allende («un profeta disarmato»). Indignazione dei compagni del Pdci: «Operazione radical chic oltre il limite del ridicolo».
Spodestato il Che, ormai vale tutto. La kefiah di Arafat è fuori moda. Fidel Castro lo adora solo Gianni Minà. «E Ho-Chi-Minh non lo ricorda nessuno», spiegava qualche tempo fa Michele Serra, secondo cui «la faccenda dei miti decaduti ossessiona soprattutto i cinquantenni, ma le nuove generazioni non la capiscono più». Forse per questo Claudio Bisio ha scritto un monologo teatrale intitolato «I bambini sono di sinistra». E Tex Willer? Sergio Cofferati lo ama, ma nei forum su internet si discute «sull’annosa questione se sia di destra (in quanto “giustiziere” senza scrupoli) o di sinistra (in quanto “amico dei pellirosse”)».
Molto in voga la campagna acquisti tra i cantautori. Negli anni ’90 è stato sdoganato Claudio Baglioni, ex profeta del disimpegno musicale che due anni fa ha rivelato: «Sono sempre stato di sinistra». Poi è toccato a Rino Gaetano, che pure nelle canzoni irrideva i tic della gauche caviar. E mentre retrocedeva Gaber a mito in disuso, la sinistra si appropriava (indebitamente) di De André, un liberale anarcoide refrattario a ogni conformismo.
In tempi di pensiero debole, le icone politiche - da Blair a Lula - durano lo spazio di un mattino. Diventato segretario del Pds, D’Alema s’era infatuato di Gobetti. La Finocchiaro vuole Hanna Arendt tra le icone del Pd. Veltroni preferisce don Milani e da qualche tempo non cita più Bob Kennedy, al quale quindici anni fa aveva dedicato un libro.
S’intitolava, guarda caso, Il sogno spezzato.
Giuseppe Salvaggiulo