Ora Al Qaida vuole il Golfo di Aden per colpire Israele

Al Qaida nello Yemen torna alla ribalta: attraverso il web, chiama i suoi accoliti alla jihad, ovvero alla guerra santa, contro gli ebrei, i cristiani e contro gli interessi americani «ovunque». Ma questa volta indica anche un chiaro obiettivo strategico: prendere il controllo del Golfo di Aden, vale a dire l’accesso da Sud al canale di Suez, per poter «stringere il cerchio attorno agli ebrei», cioè Israele, «perché è da lì che l’America fornisce loro sostegno, attraverso il Mar Rosso».
L’appello, in forma audio, è stato pronunciato da Said al Shehri, numero due dell’organizzazione di al Qaida nella Penisola Araba (Aqap), nata dalla fusione nel gennaio 2009 dei rami yemenita e saudita dell’organizzazione di Osama bin Laden. Shehri, un ex detenuto di Guantanamo rilasciato nel 2007, e internato in un centro saudita di riabilitazione senza successo, è il braccio destro di Abdel-Karim Wahishi, il vero capo di Aqap, che è stato addestrato in Afghanistan e una volta era il segretario dello sceicco del terrore.
Nel suo messaggio di rivendicazione del fallito attentato al volo di Natale Amsterdam-Detroit, lo stesso Bin Laden, o il presunto tale, aveva esaltato l’operato di Al Qaida nello Yemen. Una cortesia che oggi gli è stata resa da Sheheri, quando rivolto agli Stati Uniti ha ribadito «ciò che ha detto Osama bin Laden: non avrete sicurezza fino a quando non ci sarà sicurezza in Palestina». Ma al di là dello scambio di convenevoli, utile anche a mostrare una vicinanza che va oltre il franchising, Shehri ha affermato che se Aqap riuscirà «a prendere il controllo di Bab El Mandeb (cioè del Golfo di Aden) e a portarlo nell’ambito dell’islam, ciò costituirà una vittoria eclatante», poiché «a quel punto lo stretto sarà chiuso». Si tratta di un’eventualità che al momento appare piuttosto improbabile, ma il cui disegno strategico è invece già chiaro. Oltre alla chiusura dello Stretto, favorirebbe infatti il lungo asse Yemen-Somalia-Corno d’Africa-Africa Sahariana di Al Qaida, che va configurandosi sempre più, e quella «migrazione» di terroristi che, come ha detto appena due giorni fa il consigliere per la sicurezza nazionale americano James Jones, è assolutamente necessario impedire. L’eventualità è divenuta di particolare attualità il primo gennaio, quando gli integralisti islamici somali del gruppo al Shabaab si sono detti «pronti ad attraversare il mare» per andare a dar man forte ai «fratelli» di Al Qaida nello Yemen.