ORA RADIOTRE ENTRA NELLA MENTE

Spesso, la televisione è accusata di entrare troppo - talvolta a piedi uniti - nella mente umana. E, altrettanto spesso, la televisione respinge con sdegno e argomenti più o meno fondati l’accusa.
Invece la radio - e segnatamente Radiotre, che è l’emittente che si rivolge di più alla mente nel panorama dell’etere - come accade su mille temi dello scibile umano, ribalta la prospettiva. Entrando orgogliosamente, e dichiarandolo, e facendosene un vanto, nella mente umana. Per di più, non solo in una trasmissione, ma in diverse occasioni. Per di più, probabilmente, senza nemmeno che il direttore che ha fortemente voluto i due programmi, Sergio Valzania, si rendesse conto della stretta connessione. Quasi un corpo unico di un progetto sotterranneo che attraversa benissimo la programmazione e l’etere.
Si è partiti sabato scorso, con la diretta di Ascanio Celestini dalla sala A di via Asiago a Radiotre Suite. Celestini, con il suo nome da personaggio dell’Eneide, e la sua barba da personaggio di iscrizioni etrusche, e il suo eloquio da personaggio del neorealismo laziale, è un grandissimo affabulatore. Ma è anche un bravissimo storico e antropologo dal basso: raccoglie storie, testimonianze, brandelli d’Italia e di vita e le trasforma in lunghe cavalcate che non hanno nulla di sociologico e moltissimo di emozionante. E, con la sua consueta cifra stilistica, in diretta e senza rete - in un viaggio al grado zero della malattia mentale e della sua cura - Ascanio ha raccontato in radio il suo La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico, spettacolo costruito raccogliendo testimonianze di pazienti, medici e infermieri nei manicomi, prima e dopo la legge Basaglia, che li ha chiusi. Poi, Celestini ha continuato i suoi racconti a Bella ciao. Storie da legare, una settimana di approfondimenti che hanno firmato un altro pezzo di bellissima radio.
Fin qui, sembrerebbe di raccontare una puntata di Radiotre suite che non c’entra nulla con quella in onda martedì alle 22, primo appuntamento con il nuovo ciclo dei Dialoghi possibili, in onda fino al 12 dicembre, tutti i martedì alle 22. Non c’entra nulla, almeno apparentemente. Non c’entra nulla, almeno ufficialmente. Non c’entra nulla, almeno dichiaratamente. Ma - voluto o no - il fatto che l’adattamento radiofonico che apre la serie sia quello de Il sopravvissuto, il romanzo di Antonio Scurati vincitore del Campiello 2005, c’entra moltissimo con Celestini. Perché la trasmissione è un viaggio vero e proprio nella mente umana. Va ascoltata in cuffia. E si ha l’impressione di essere proiettati nella testa del protagonista del racconto di Scurati, un sopravvissuto alla strage di una commissione universitaria d’esame. Ascoltarla è fare un viaggio nei meandri della mente. Mai visto in tivù.