«Ora recito per Salvatores ma il mio amore è il teatro»

L’attore comico sta per iniziare le riprese di «Come Dio comanda», tratto dal romanzo di Ammanniti

Caro Fabio De Luigi, come sarebbe andato Natale in crociera senza Fabio De Luigi?
«Non ne ho la più pallida idea. Mi accontento di aver partecipato a un grande successo, in un ruolo saggiamente scritto sulle mie caratteristiche».
Adesso si lancia anche lei nel cinema serio...
«Mi ero già lanciato dieci film fa. È una forma mentale dire che il cinema comico non è serio».
Comunque adesso girerà Come Dio comanda, diretto nientemeno che da Salvatores...
«Ho la fortuna di recitare in un film tratto da un libro che avevo amato molto».
Di cosa parla il film, per chi non ha letto il romanzo di Ammanniti?
«È una storia, ambientata in Friuli, sul rapporto difficile tra padre e figlio in una famiglia disagiata».
Un po’ poco... E lei che ruolo avrà?
«Sono l’assistente sociale Trecca, un puro, un idealista che non vorrebbe mai portar via il figlio al padre».
Quindi non sarà lei il protagonista...
«No, sono Filippo Timi ed Elio Germano».
Quando il primo ciak?
«Ai primi di febbraio».
Finora gli incassi dei suoi film sono stati bassini. Guai se fosse pagato a percentuale... Cosa non va nel cinema italiano?
«Non ho ricette magiche. Ma è sbagliato restringere il nostro cinema a Salvatores, Ozpetek e Virzì. C’è aria di rinascita. Ne sono felice, perché i successi aiutano a conquistare la stima del pubblico».
Il suo film che ama di più?
«Devo ancora farlo. Però ricordo con grande affetto Se fossi in te, uno dei primi da protagonista, e Ogni volta che te ne vai, una commedia sul ballo liscio, da una mia idea».
E il più brutto?
«Non lo posso dire, rischio la vita».
Lei è diventato popolare con la tv. Quanti personaggi ha messo in burla?
«Intorno ai trenta».
Il più riuscito?
«Mah. Direi: Olmo, uscito presto dalla nicchia, l’Ingegner Cane, Lucarelli, Medioman...».
Quasi tutte parodie. Come le fa?
«Per esempio, di Lucarelli ho scelto i pregi, non i difetti. Mi piace come racconta le cose, l’ho sempre letto volentieri. Più che i tic ho sottolineato il suo linguaggio».
Anche il nostro direttore Mario Giordano è tra le sue vittime.
«Uh, parliamo di corda in casa dell’impiccato. Il falsetto lo evidenziava subito, anche se non sono tanto bravo a imitare le voci».
Uno che non le è riuscito?
«Negli anni bui dell’Inter avevo proposto un tifoso così depresso che leggeva la formazione e gli veniva la gastrite. Ma non faceva ridere e l’abbiamo subito bocciato».
Love Bugs come è andato?
«Bene. Sono molto contento».
Pubblico giovane...
«Sì, quello tradizionale di Italia 1. Intorno ai trent’anni. Più qualche over cinquanta costretto dai figli, quello che dice: “Porca miseria volevo vedere il tg”».
Michelle Hunziker sta diventando una partner fissa, in tv e al cinema...
«Due volte in due anni, non mi sembra così assidua».
Il suo primo amore è il teatro...
«Sì, ho cominciato col teatro, che rimane la mia grande passione».
Lei ha fatto perfino dei dischi...
«Non era un disco, era più la tessera di un club, un oggetto che uno si portava a casa. Ma ho donato tutto in beneficenza».
Senta, lei ha quarant’anni giusti, quando diventerà popolare?
«Non lo so. Per ora mi interessa che piacciano le cose che faccio».
È vero che è stato campione di baseball?
«Campione è una parola grossa. Calcisticamente sono stato un Centofanti, non Ibrahimovic».
Però 174 partite in serie A non sono poche...
«Ero bravino, mi avevano convocato anche in Nazionale per le Universiadi nel ’92. Se l’avessi saputo prima avrei rinviato la laurea in Belle Arti».
Non l’ha mai convocata una squadra americana?
«Figuriamoci...».
E se la chiamasse Hollywood?
«Non scherziamo».