Ora la Regione dà un taglio anche ai ricoveri

Antonella Aldrighetti

Ricoveri addio. È il succo di quanto prevede l’ultima «prodezza» della giunta ulivista di Piero Marrazzo che ha sancito, fiato alle trombe, quelle che saranno le disposizioni in materia di sanità pubblica. Non bastava aver imposto il tetto alle prescrizioni dei farmaci, alle visite specialistiche e agli esami diagnostici, comprese Tac e risonanza magnetica considerate la panacea della prevenzione, bisognava spingersi oltre per «distinguersi». Ed ecco che, tra le azioni prioritarie da conseguire per il 2006 c’è pure la razionalizzazione delle ospedalizzazioni (come recita la delibera di giunta n.143). Vale a dire c’è bisogno di operare un taglio netto ai ricoveri ed effettuare, a ricovero avvenuto, un controllo mirato sulla reale necessità della degenza ospedaliera e sul comportamento di chi l’ha stabilita. E per avvalorare l’entità dei tagli è conveniente dare qualche numero: se nel 2004 erano stati conteggiati 245 ricoveri ogni 1000 abitanti, per il 2006 se ne potranno avvalere solo 185 abitanti sempre ogni mille e, per il 2007, 180. È vero che la ricerca applicativa e la metodologia sanitaria si evolvono rapidamente e altrettanto rapidamente garantiscono terapie sempre più efficaci ma che, in 3 anni, si riesca ad abbattere il 6 per mille di ricoveri sembra quasi una forzatura. Eppure il metodo, l’assessorato alla sanità che ha formulato strategia e tattica, è sicuro di averlo trovato: «Porre un tetto al volume dei ricoveri e altrettanto - si legge nell’atto - porre un tetto di spesa per le ospedalizzazioni».
E se questa è la «diagnosi» sulla stessa lunghezza d’onda arriva pure la «cura» che si riferisce «all’efficienza nell’utilizzo delle risorse impiegate passando dalla prescrizione di un ricovero ordinario a uno in day hospital e da uno in day hospital a un altro in day service». L’accezione day service non è esplicitata dettagliatamente nell’atto licenziato dalla giunta dell’ex mezzobusto Rai ma è comunque una struttura sanitaria situata all’interno di un ambulatorio territoriale. In queste specifiche strutture «dovrà confluire la maggior parte dell’assistenza fino a oggi offerta in day hospital» viene precisato nel provvedimento. Punto sul quale la critica è d’uopo: i servizi sanitari pubblici così sciattamente regolati potrebbero risultare «monchi». E il perché è presto detto: un ambulatorio ospedaliero è correlato a una serie di peculiarità, tra cui rianimazione e terapia intensiva che, difficilmente, un ambulatorio territoriale può vantare. Vale a dire: mentre una qualsiasi complicazione può essere facilmente risolta in un polo ospedaliero, non si può avanzare la stessa certezza in un ambulatorio di prossimità. Però i cosiddetti «casi estremi», ossia le eccezioni, dalla giunta Marrazzo non vengono considerate perché lo scopo da raggiungere è uno e uno solo: regolare la spesa sanitaria ovvero limitarla in base a criteri di appropriatezza che diminuiscano il numero delle giornate di degenza e il tetto di spesa da destinare a ciascun soggetto erogatore (ospedale o clinica convenzionata). Da qui il passo per definire il budget regionale dell’anno 2006 che verrà destinato alle Asl per le prestazioni sanitarie è breve: verrà sancito in base alla produzione del 2005 ridotta però del 5,5 per cento. In definitiva quello che appare sembra un quadro poco rassicurante che, da quanto riportato da alcune voci di corridoio, non disdegnerà di causare tagli a specialità ben determinate come la riabilitazione motoria in regime di ricovero.